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NELLA TUA CITTÀ C'È UN LAGER
È IL CIE (centro di identificazione ed espulsione) DI PONTE GALERIA
NOI NON SIAMO COMPLICI!
SIAMO TUTTE CON JOY LA DONNA CHE HA DENUNCIATO IL TENTATIVO DI STUPRO DA PARTE
DELL’ISPETTORE-CAPO DI POLIZIA NEL CIE DI MILANO
NEI CIE LA VIOLENZA E’ LA QUOTIDIANITA’!
NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UNA VIOLENZA LEGALIZZATA
NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UN SISTEMA CHE CONSIDERA LE PERSONE IMMIGRATE
COME DEI CRIMINALI SOLO PERCHÉ NON HANNO I DOCUMENTI: E’ LO STATO CHE NEGA I
DOCUMENTI AD ALCUNE/I COSTRINGENDOLE/I ALLA CLANDESTINITA’ E ALLA RECLUSIONE
SENZA AVER COMMESSO ALCUN REATO!
NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UNA LEGGE RAZZISTA FATTA IN NOME DELLA
“SICUREZZA” DELLE DONNE
L’UNICA RISPOSTA ALLA VIOLENZA è L’AUTODETERMINAZIONE:
L'AUTODETERMINAZIONE DI UNA È L'AUTODETERMINAZIONE DI TUTTE
GIOVEDI’ 25 NOVEMBRE 2010 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
A PIAZZA TRILUSSA ORE 16 DONNE, FEMMINISTE E
LESBICHE CONTRO LA VIOLENZA SESSISTA E RAZZISTA, SIAMO TUTTE CON JOY!
Nella tua città c'è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la
Fiera di Roma, c'è il centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di
Ponte Galeria, dove vengono rinchiuse, in condizioni disumane, le persone
immigrate a cui negano i documenti o che hanno perso il lavoro.
Dall'approvazione, nell’estate del 2009, del “pacchetto sicurezza” che ha
prolungato la detenzione fino a sei mesi, all’interno dei Cie di tutta Italia
sono scoppiate numerose rivolte. Noi ci sentiamo vicine e vogliamo sostenere le
lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della democrazia”. In
particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l'autodeterminazione di Joy.
Lo scorso anno, nel corso del processo contro i reclusi del Cie di via Corelli a
Milano che avevano dato vita ad una delle tante rivolte nei lager della
democrazia, una delle detenute Joy, ha denunciato in aula di aver subito un
tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e
di essersi salvata solo grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen.
Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta, con altre recluse,
sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere, ammanettate e
fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di essere
portate in carcere. Nell’anno seguente Joy è stata costretta a passare dal Cie
di via Corelli, al carcere per tornare ad essere internata nei Cie di Ponte
Galeria e Modena, ha rischiato di essere deportata in Nigeria, dove la sua vita
è in pericolo perché ha denunciato i suoi sfruttatori, e ha subito moltissime
minacce, ma non si è arresa e ha portato avanti la denuncia nei confronti di
Vittorio Addesso. Il processo contro l’ispettore capo di polizia si è aperto e
il 2 dicembre si terrà l’udienza preliminare.
Sappiamo bene che questo non e’ un caso isolato: i ricatti sessuali, le
molestie, le violenze e gli stupri sono una realtà che le donne migranti
subiscono quotidianamente nei Cie, ma le loro voci sono ridotte al silenzio
perché i guardiani, protetti dalla complicità della croce rossa, in quanto
rappresentanti dell'istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse.
Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte
le donne che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi
ai loro carcerieri e continuare a denunciare la violenza sessista e razzista che
colpisce le donne migranti.
Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle
donne, assieme ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando
in diverse città, saremo a Piazza Trilussa. Per affermare che noi non vogliamo
essere complici, ne’ delle campagne mediatiche costruite sull’equazione razzista
“clandestino uguale stupratore”, ne’ delle leggi razziste, securitarie e
repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di detenzione
per migranti devono essere chiusi e che tutte e tutti devono avere piena libertà
di movimento; per dire che rifiutiamo ogni forma di controllo e ogni tentativo
di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze razziste e
sessiste.
INVITIAMO TUTTE A PARTECIPARE IL 2 DICEMBRE AL PRESIDIO A MILANO IN CONCOMITANZA
CON L'UDIENZA PRELIMINARE DEL PROCESSO E/O A TUTTE LE INIZIATIVE CHE IN QUESTA
DATA VERRANNO FATTE, NON PERCHÉ CREDIAMO NEI TRIBUNALI , MA PER SOSTENERE UNA
DONNA CHE SI E' RIBELLATA.
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