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La Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne celebra il

“25 novembre 2006 - Giornata Internazionale contro la violenza alle Donne”

 

 

Il 25 novembre 2006 è la “Giornata Internazionale contro la violenza alle donne”. Questa celebrazione risale alla risoluzione 54/134 adottata nel 1999 dalla 54° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In questa giornata i Centri Antiviolenza e le Case delle Donne operanti sul territorio nazionale vogliono portare in primo piano la persistenza, la gravità e le mille modalità attraverso le quali nasce e si manifesta il fenomeno della violenza sulle donne. Nel corso dell’ultimo anno tutto quanto attiene al mondo e alle politiche di genere è salito spesso alla ribalta delle cronache: dai nuovi e reiterati attacchi alla Legge 194 sull’interruzione di gravidanza, al funzionamento dei Consultori, che hanno portato in piazza prima a Milano poi a Napoli migliaia e migliaia di donne, all’approvazione della Legge sull’Affido Condiviso, passata pressoché in silenzio, soprattutto per le sue conseguenze rispetto alle donne vittime di maltrattamenti intrafamiliari. Nelle ultime settimane abbiamo ascoltato da parte di importanti uomini politici, in Italia e all’Estero, commenti sul genere femminile improntati non solo ad un orizzonte saldamente patriarcale, ma soprattutto di una cultura che lede i principi stessi della dignità di ogni donna, facendo di fatto venire meno i principi che dovrebbero caratterizzare orizzonti di pari opportunità che sembravano largamente consolidati. Nel contempo, le donne italiane e straniere hanno continuato ad essere assassinate dai loro partners, mariti e/o conviventi, come apprendiamo quotidianamente dai mezzi di informazione. Questo donne, morte a causa delle aggressioni maschili, sono solo la punta di un iceberg: 31 Centri Antiviolenza italiani nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2006 ed il 1° ottobre 2006, hanno accolto 4.792 donne, di cui 903 straniere; all’interno della case rifugio ad indirizzo segreto hanno invece ospitato 162 donne con 124 bambini/e. Sono numeri parziali, se pensiamo che solo in Italia esistono oltre 100 Centri Antiviolenza e Case delle Donne, e di queste 40 circa gestiscono una o più case rifugio ad indirizzo segreto per donne sole, o con figli minori, in situazione di emergenza per la loro stessa vita; ma sono numeri significativi dell’ampiezza del fenomeno, se li rapportiamo a quanto apprendiamo dai media, e soprattutto se lo rapportiamo al lavoro svolto dalle volontarie ed operatrici che utilizzano il loro lavoro ed il loro sapere all’interno di luoghi creati per ascoltare, sostenere, e proteggere donne che decidono di uscire da una relazione violenta.

Proprio riconoscendo il grande lavoro svolto dai Centri Antiviolenza italiani negli ultimi 20 anni, la Ministra Barbara Pollastrini ha incontrato a Roma il 19 settembre scorso le rappresentanti di oltre 70 Centri Antiviolenza e Case delle Donne italiani. In quella occasione si è discusso di un piano di azione straordinario per l’adozione di ulteriori misure di prevenzione, integrazione e repressione che coinvolga tutti i rappresentanti delle istituzioni e che soprattutto preveda il coinvolgimento dei Centri Antiviolenza che da anni combattono in prima linea tra mille difficoltà. Sempre in quell’occasione si è rimarcata la necessità di coinvolgere anche i Ministeri della Sanità, del Lavoro e dell’Edilizia Pubblica affinché le donne in fuga da una relazione violenta abbiano supporti abitativi e canali privilegiati per l’accesso al mondo del lavoro, condizione di autonomia indispensabile in ogni progetto di affrancamento. E ancora,  la necessità di coinvolgere i Centri Antiviolenza in progetti formativi trasversali, rivolti agli operatori sociali, sanitari e delle forze dell’ordine. Per  raggiungere in modo concreto e stabile questi obiettivi è però necessario riconoscere alle Operatrici dei Centri il diritto/dovere ad una condizione formativa permanente che integri saperi e vissuti, ma anche un adeguato e riconosciuto ruolo professionale. Per tutti questi motivi, la Ministra ha riconosciuto in quella sede l’importanza di finanziare i Centri per la professionalità, i sapere e le conoscenze messe in campo in tutti questi anni, avviando un processo di confronto che ci auguriamo possa sfociare in un piano nazionale contro la violenza di genere. Infatti, l’attivazione di un numero nazionale contro la violenza alle donne (1522) dal marzo 2006 e la proposta inserita nel Disegno di Legge Finanziaria per il 2007, che prevede per la prima volta l’erogazione di un finanziamento per l’istituzione di un Osservatorio nazionale e per la realizzazione di campagne informative, ci sembrano solo un primo passo, importante ma ancora insufficiente per la messa in atto di azioni nazionali di contrasto al fenomeno.

I Centri Antiviolenza e le Case delle Donne continueranno la loro attività di accoglienza, e a promuovere iniziative di sensibilizzazione e conoscenza del Fenomeno della violenza, e nella giornata di sabato 25 novembre 2006 organizzeranno iniziative a livello locale di informazione e sensibilizzazione affinché tutti e tutte possano conoscere il problema e a chi rivolgersi per trovare aiuto.

 

 

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