CENTRO DONNA L.I.S.A.

Via Rosina Anselmi 41 00139 Roma 0687141661

info@centrodonnalisa.it

 
                 donne in rete contro la violenza.

vuoi ricevere notizie dal centro donna?


 
iscriviti cancellati

 

 

libera associazione di donne

HOME

chi siamo

come raggiungerci

violenza contro le donne

LEGALE E PRIMA ACCOGLIENZA

appuntamenti

foto

corsi

AUTOPRODUZIONI

COMUNICATI

PROGETTI

FORMAZIONE

Al social forum romano e a quello nazionale: lasciamo aprire alle donne il corteo del 10 novembre

Cari compagni e compagne, nell’ultimo mese, a destra come a sinistra, in molti hanno scoperto la dura sofferenza delle donne afghane, alcuni anzi, in loro nome, hanno giustificato i bombardamenti sull’Afghanistan e il corollario di morte, dolore, paura tra la popolazione civile che essi comportano.

Noi crediamo fermamente che le donne afghane, come le donne degli altri paesi del mondo, non abbiano bisogno di tali amici.

In molti ora scoprono l’orrore della burqa, così come negli anni passati hanno scoperto lo scempio delle donne uccise e violentate dagli integralisti algerini, le sofferenze delle indigene, l’elenco delle ingiustizie di cui sono vittime le donne potrebbe riempire pagine  e pagine.

Ma non è per elencarle che vi scriviamo.

Vogliamo invece proporvi di compiere un gesto che, nella sua semplicità, segnerebbe la reale differenza di questo movimento: lasciamo aprire alle donne il corteo del 10 novembre Non lo abbiamo pensato come mera rivendicazione “femminile” bensì come un preciso impegno e gesto politico del movimento.

Un atto simbolico di riconoscimento del profondo e spesso misconosciuto lavoro di quelle donne  che in paesi dove i conflitti annebbiano la mente di molti, si sforzano con il loro agire  di resistere alla cultura di guerra praticando invece la nonviolenza e la cultura della pace.

Pensiamo alla capacità di dialogo delle palestinesi e delle israeliane tra loro, alla lotta delle algerine,contro l’integralismo della Gia, costata così tante vite, alle donne in nero della Serbia e della Bosnia, e, non ultimo, alle afghane che, sostenute solo dalle altre donne, si sono opposte prima  agli invasori sovietici e poi ai talibani proseguendo, a costo della loro vita, l’educazione delle bambine, il lavoro, l’assistenza e la lotta per la libertà di tutto il loro popolo.

Pensiamo anche alle tante donne immigrate in Italia, così pesantemente colpite da leggi ingiuste e xenofobe. Alle ragazze costrette dalla criminalità organizzata e dai loro uomini, con la complicita’ dei clienti italiani, a  vendere i propri corpi, a subire subire violenze che calpestano la loro dignità e quella di noi tutte.  Alle migranti clandestine costrette dalla loro ingiusta condizione ad accettare forme di sfruttamento e, per lo stesso motivo, private del diritto alla maternita’, ad un salario giusto, in una parola dei diritti di cittadinanza.

Pensiamo infine a tutte coloro che sono state e ancora sono vittime della orribile pratica delle mutilazioni sessuali. Tutte loro hanno spesso trovato come unica rete di solidarietà le donne native con cui, non senza reciproco sforzo, hanno costruito forti relazioni. 

Ci piace pensare che un movimento come questo, che crede che un mondo migliore sia possibile, non voglia limitarsi  a comode espressioni di solidarietà con le presunte “vittime”  ma compia un passo avanti riconoscendo di avere da apprendere qualcosa dalla relazione tra donne e dalla loro capacità di costruire percorsi di pace. Basta guardare alle donne in nero e alle tante altre donne che come singole e associazioni costruiscono percorsi di pace a partire dalla relazione con le donne che vivono nei luoghi difficili e di conflitto.

Del resto questo è un movimento che, molto più di qualsiasi altro nel passato, conta molte madri, da Susan George a Vandana Shiva, alle madri della pace curde e turche, solo per fare alcuni nomi.  Siamo certe che converrete con noi che nessun mondo migliore sarà possibile finché verrà nominata solo la genealogia paterna e negata quella materna.

Se qualcuno poi, vorrà obiettarci che tutto ciò non c’entra con i temi della manifestazione del 10 e con le mobilitazioni dei giorni precedenti,  che lì si vuole parlare del diritto al cibo e all’acqua e che davanti alla fame e alla sete uomini e donne sono uguali, e che quindi non vede la ragione di far aprire il corteo da quest’ultime, non ci limiteremo ad invitare a dare un’occhiata alle statistiche sulla mortalità tra i due sessi, né a ricordare che le donne da sempre hanno a che fare con il cibo più degli uomini, che si limitano in genere a consumarlo.

Conosciamo centinaia di associazioni di donne che da anni combattono, insieme,le guerre, la fame, la povertà, la violenza, l’analfabetismo nel mondo, e che pagano a caro prezzo questo loro impegno.  Nomi e indirizzi sono a disposizione di tutti, non conoscerli è, per un movimento come questo, una colpa.

Invitiamo tutte le donne, le immigrate, le native, le giovani e le anziane ad unirsi a noi, contro la guerra, la fame nel mondo, il terrorismo e l’ingiustizia e ad appoggiare questa nostra richiesta che se accolta ci vedrà aprire il corteo con un semplice striscione, portato dalle donne delle associazioni, movimenti, organizzazioni, singole, con scritte queste parole:

libere

dalla violenza e dalle ingiustizie

fermiamo

la guerra e le occupazioni

 

Rete romana delle donne della marcia mondiale , associazioni, singole

 

 

materiali

legislazione

centri antiviolenza

 DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA

consultori a Roma

rassegna stampa

contraccezione e aborto

LINKS

 

site search by freefind advanced


 

Via Rosina Anselmi 41 00139 Roma 0687141661

Puoi sostenere le attività del Centro Donna L.I.S.A.  inviando un contributo a  Ass. Donne in Genere O.N.L.U.S. IBAN  IT97 H062 8003 2050 0000 3010 136 

Donne in Genere è una O.N.L.U.S.Ogni contributo in suo favore e' detraibile ai sensi dell'art. 13 del D.Lgs 4/12/97 n. 460 O.N.L.U.S.