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L’associazione

 

Donne in Genere, nata come gruppo informale nel marzo 1993, in difesa del diritto all’autodeterminazione delle donne e per una maternità libera e responsabile, si è costituita in associazione il 24 gennaio 1995.  

Per statuto le finalità dell’associazione sono:

-         Produrre e sviluppare il pensiero e l’azione sociale femminile a partire dalla differenza di genere;

-         Sviluppare una politica tesa alla difesa ed estensione dei diritti per una compiuta cittadinanza delle donne del Nord e del Sud del mondo;

-         Consolidare un punto di riferimento della comunicazione, della solidarietà, dell’iniziativa per prevenire e combattere la violenza fisica e psichica sulle donne;

-         Svolgere attività di ricerca, elaborazione, documentazione del pensiero femminile.

La nostra storia

Nate come collettivo femminista nel 1993 da un’assemblea promossa nel IV Municipio in difesa delle legge 194 (in quel momento messa in discussione da un rappresentante del governo di Centrosinistra, Amato), da sempre il nostro obiettivo è stato quello di individuare nel territorio uno spazio abitato e agito da donne che desse visibilità alla loro soggettività politica. La nostra ambizione è stata e resta quella di riuscire ad intrecciare la contraddizione di classe e il conflitto di genere, tentando di  contribuire all’elaborazione (in progress) di un punto di vista di genere sul mondo.

Libertà femminile, autodeterminazione, denuncia e contrasto della cultura e del potere patriarcale hanno caratterizzato tutte le nostre attività che solo attraverso un’azione di “disobbedienza”, l’occupazione del Centro nel 1997, hanno potuto  svilupparsi con maggiore incisività e visibilità.

E’ stata una sfida che abbiamo deciso di affrontare in un momento non facile per il movimento delle donne, che ancora oggi trova grandi difficoltà a ritrovare la forza degli anni settanta ed in particolare non riesce a superare gli ostacoli  che hanno creato separatezza e problemi di comunicazione e relazione con le giovani generazioni.

La nostra impresa è riuscita grazie alla solidarietà ed impegno concreto di tante donne (associazioni, singole, istituzionali ecc.) con le quali da sempre, nel rispetto delle reciproche differenze, abbiamo tessuto relazioni e costruito iniziative comuni.

Passare da collettivo femminista ad associazione che gestisce un Centro Donna, ci ha posto seri problemi ed uno sforzo ed impegno notevole da parte di tutte.

Come riuscire a mantenere la nostra identità politica e quindi la nostra autonomia ed indipendenza senza rischiare di diventare “un’impresa” no profit, come purtroppo altre grandi esperienze  di donne ci hanno insegnato, come evitare  una lenta ed inesorabile metamorfosi che può colpire tutte, indipendentemente dalle finalità, principi e valori originari?

Come non appiattirsi su attività di solidarietà ed assistenza alle donne in difficoltà, che, seppur nobili, avrebbero snaturato i nostri obiettivi ed indotto lentamente a svolgere attività di servizio disperdendo così quel granello di sabbia che vorremmo seminare per favorire consapevolezza di genere tra le donne?

Come riuscire a non diventare un luogo autoreferenziale ma aperto al confronto e al contributo di tante altre donne, che nel rispetto delle reciproche differenze, sono animate dagli stessi nostri intenti?

Come riuscire, ultima questione, ma non per questo meno rilevante o indifferente a pagare tutte le spese del Centro, mantenendo la gratuità per tutte le nostre attività?

Dall’apertura del Centro abbiamo scelto la strada dell’autofinanziamento. Per decisione condivisa da tutte, nessuna compagna può né potrà provvedere alla propria sussistenza attraverso lavori o impegni derivanti anche da Progetti presentati dall’associazione alle varie istituzioni (Locali, nazionali, Europee).

Ognuna di noi, in base al reddito, versa una quota mensile di sottoscrizione all’Associazione e qualsiasi Progetto presentato al finanziamento pubblico risponderà ad una precisa finalità politica (Prevenire e contrastare la violenza contro le donne; Realizzare programmi di solidarietà internazionale; Promuovere nello spazio pubblico percorsi di costruzione dell’identità di genere per le giovani generazioni, ragazze e ragazzi;  Proporre alle istituzione locali programmi ed impegni  che rendano visibile la differenza di genere, ecc).

Rispetto ai pericoli dell’autoreferenzialità e al rischio di chiusura nei confronti dell’esterno, una garanzia ci viene dalla nostra composizione come gruppo.

Da sempre ci siamo impegnate, nel rispetto delle singole differenze, a riconoscere pari dignità al pensiero di ognuna e non abbiamo mai utilizzato nella presa delle decisioni il criterio di maggioranza e minoranza, ma la pratica della relazione, la struttura orizzontale, il confronto e la mediazione. Questo ci ha permesso, in tutti questi anni. di intrecciare relazioni e partecipare alla costruzione di reti di donne (locali, nazionali, internazionali) a partire dal nostro percorso, ma sempre aperte al confronto e alla partecipazione ad iniziative promosse da altre che fanno parte del multiforme universo femminista.  

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