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Solidarietà e sostegno ad Amina Sheikh Said      

Prima offesa, vessata e ingiuriata dalla polizia. Poi denunciata per calunnia dagli stessi poliziotti.

Un ministro all’interno (il leghista Maroni)  che si costituisce parte civile contro la donna.

Il presidente dei senatori del PdL (il fascista Gasparri) che si schiera, a prescindere, con la polizia.

Alle umiliazioni della polizia si aggiunge così la prepotenza dei politici

 Certo non si aspettava le scuse della polizia Amina Sheikh Said, la donna somala di 51 anni con cittadinanza italiana, ingiuriata, minacciata e tenuta nuda per ora al posto di polizia di frontiera del’aeroporto romano di Ciampino.  Ma che il ministro dell’interno, il leghista Roberto Maroni, si costituisse parte civile contro la donna accusandola di falso - insieme alla dichiarazioni di Maurizio Gasparri (presidente dei senatori del PdL): “ Davanti ad una dichiarazione di una donna somala e una dei poliziotti, io credo a quella dei poliziotti”   - è davvero troppo e inaccettabile. Ma cosa ci si poteva aspettare da politici che hanno costruito il consenso popolare sulla paura? 

            Il fatto è avvenuto il 21 luglio scorso. Amina Sheikh Said, somala di 51 anni con cittadinanza italiana, tornava da un viaggio a Londra insieme ai suoi quattro nipoti. Tutto regolare. Ma al posto di controllo della polizia all’aeroporto romano di Ciampino   - secondo quanto denunciato il 30 settembre – Amina è stata oggetto di ingiurie, tenuta nuda per ore, apostrofata come “pazza negra” “sei nera dentro e fuori” e minacciata di essere mandata al centro di igiene mentale perché non ha accettato passivamente e in silenzio il sopruso in atto. Tutto questo perché, secondo i poliziotti, avrebbe avuto precedenti in materia di stupefacenti, accusa subito smentita dal suo legale, Luca Santini. Amina era solo stata indagata per aver utilizzato una sostanza denominata catha edulis,  pianta tradizionalmente usata per la masticazione nella cultura somala e, all'episodio, non è conseguito alcun dibattimento, nè tanto meno una condanna.  

            Ma, a prescindere, non esiste motivazione alcuna che possa giustificare  tali attitudini di controllo poliziesche, drammatico riflesso di un paese guidato da un governo che ha creato tutti i presupposti per scatenare gli istinti più subdoli della natura umana: il razzismo, l’ignoranza, la xenofobia. E se lo fanno i poliziotti, con il placet e l’impunità dei politici (financo contro una donna italo-somala sposata ad un italiano ispettore della tributaria) chiunque si sentirà autorizzato ad agire la propria discriminazione razziale, convinto che le colpe dei nostri mali (leggi crisi economica, carenza di posti di lavoro, di alloggi, ecc), siano da attribuire a quell’esercito di cittadini stranieri che dal povero sud si sposta verso l’opulento nord. 

            Noi non ci stiamo, continueremo a condannare e lottare contro ogni forma di razzismo, di sessismo, di xenofobia e accompagneremo Amina in tutto il suo percorso giudiziario che da vittima l’ha trasformata in  accusata. Perché anche questo ennesima violazione ai diritti umani non rimanga impunito.

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