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Donne di Gaza, bambini di Gaza, popolo di Gaza, siamo con voi!

Come donne e organizzazioni di donne noi condanniamo assolutamente l’attacco militare israeliano su Gaza per terra, mare e cielo, che continua ad uccidere tante centinaia di persone e a ferirne altre migliaia. Molte vittime sono donne e bambini.  

All’Ospedale di Shifa a Gaza City, il 19 luglio 2014, la Sig.ra Hunood Abu Jarad, madre del sopravvissuto Noor, di sei anni, ha detto al telegiornale di Channel 4 (Regno Unito)di aver perduto otto membri della sua famiglia, quattro erano bambini, il più piccolo di sette mesi:

Improvvisamente i razzi sono venuti giù senza avvertire. Lo zio venne colpito per primo, le parti del suo corpo volarono in giro per la stanza. Mentre correvamo, un altro razzo ha colpito la casa accanto. I miei figli correvano attorno in panico. Noor era completamente coperto di sangue. Le ambulanze arrivarono in mezz’ora e incominciarono a raccogliere i pezzi dei corpi. Anche oggi hanno trovato gambe, braccia, mani e piedi. Non perdonerò mai quelli che hanno ucciso i nostri figli. Cos’hanno fatto questi bambini per meritarsi questo? Portavano armi? Hanno preso di mira i bambini perché non vogliono che crescano per resistere. Come vi sentireste se questo succedesse ai vostri figli? Noi continueremo a resistere dentro alla Palestina fino alla fine del mondo.”

La Sig.ra Abu Jarad parla per le donne della Palestina e per tutte noi in tutto il mondo.

Siamo indignate con i parlamentari israeliani come Ayelet Shaked (HaBayit HaYehudi - Jewish Homes), una donna, che esorta a uccidere le madri palestinesi e a demolire le loro case in modo che non possano far nascere “piccoli serpenti”, e accademici come Mordechai Kedar (Università di Ber Ilan) che dicono che “l’unica cosa che scoraggia (i terroristi) è se sanno che le loro sorelle e le loro madri verranno stuprate.” Lo sterminio di massa di madri e bambini sta già succedendo. Ci dobbiamo aspettare lo stupro di massa?

Mentre i governi, a cominciare da USA ed Europa, continuano ad appoggiare Israele o a stare zitti, la gente nel mondo, specialmente le donne, protesta in appoggio al popolo di Gaza. I Palestinesi della Cisgiordania e anche quelli che sono cittadini di Israele hanno fatto uno sciopero generale di un giorno di lutto, e ci sono state manifestazioni, molte enormi, in Argentina, Australia, Bolivia, Cile, Cina, Corea, Francia, Germania, Giordania, Grecia, India, Indonesia, Iran, Irlanda, Israele, Italia, Kuwait, Marocco, Norvegia, Perù, Regno Unito, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Tunisia, Turchia, Uruguay, USA, Yemen. . . Ma i principali media le hanno appena citate.

Israele è il maggior destinatario degli aiuti esteri USA, quasi tutti militari: oltre $3.1 miliardi l’anno e parecchi altri miliardi in assistenza e contratti militari. Questo ha trasformato l’esercito di Israele in uno dei più sofisticati del mondo dal punto di vista tecnologico e Israele nel sesto maggiore esportatore di armi. Come abbiamo visto nell’attacco del 2008-09 e di nuovo oggi, le armi israeliane vengono “testate sul campo” sulla popolazione di Gaza: allora ne furono uccisi 1.417, di cui 313 bambini; decine di migliaia di persone sono state sfollate e lo loro case distrutte. Qusto steminio accade oggi di nuovo, ma anche più sfrenato di prima.

Noi siamo donne da tutto il mondo. Parliamo a nome delle madri e dei bambini, della popolazione civile, e per il diritto del popolo palestinese a difendersi contro un’occupazione israeliana illegale della loro terra e contro un blocco che li priva di acqua ed elettricità. Esigiamo la fine immediata del massacro di Gaza del blocco; la fine dell’occupazione illegale della Palestina, e la fine del finanziamento dell’esercito israeliano e della sua capacità di sterminio di massa.

Investire nella cura della vita, non nella morte!

Selma James e Nina Lopez, Global Women’s Strike (GWS), Regno Unito

Maggie Ronayne, GWS-Irlanda

Phoebe Jones and Rachel West, GWS-USA

Sara Callaway, Women of Colour GWS, Regno Unito

Margaret Prescod, Women of Colour GWS, USA

Didi Rossi, Queer Strike, Regno Unito

Lori Nairne, Queer Strike, US

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