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Incontriamo Mathilde Kaytesi al Centro Donna Lisa alla presenza di numerose donne dell’Associazione Donne in Genere, che gestisce il centro, dell’Associazione Non una di Meno, della Mela di Eva, dell’Associazione centottantagradi e di numerose altre intervenute al dibattito. Mathilde  è vice presidente di Pro Femmes del Ruanda, una rete di 40 associazioni di donne e protagoniste nella Marcia Mondiale delle Donne.

Pro Femmes nasce nel 1992, nel periodo della democratizzazione dell’Africa nel quale le donne cominciarono ad intravedere la speranza di un cambiamento. Nasce su iniziativa di 13 associazioni ruandesi con lo scopo di promuovere il ruolo delle donne. Nel 1993, le 13 associazioni fondatrici adottarono gli statuti in un contesto particolarmente difficile, che non favoriva l'emergenza della società civile, essendo il paese impegnato in una guerra civile che sfocerà nel genocidio del 1994.

Il 6 aprile 1994 il Presidente del Ruanda fu assassinato dagli estremisti Tutsi. Questo crimine fece precipitare la situazione già piuttosto tesa a causa dei conflitti fra Tutsi e Hutu che si erano riaccesi nel 1990. Fu l’inizio della carneficina: circa 1.000.000 di Tutsi e Hutu moderati morti in soli 100 giorni, un intero popolo avvelenato dall’odio. In poco più di tre mesi estremisti della maggioranza Hutu massacrarono sistematicamente la minoranza Tutsi. Ciò fino all’arrivo del Fronte patriottico ruandese che provocò la fuga di circa due milioni di Hutu. Fu il genocidio, la distruzione totale: delle comunità; delle infrastrutture. Mathilde ci racconta come le donne furono, come sempre, le principali vittime. Considerate bottino di guerra ad esse venne praticato lo stupro di massa: alcune furono uccise, altre costrette a partorire un figlio “non tutsi”.

Un rapporto delle Nazioni Unite ha concluso che durante il genocidio almeno 250.000 ruandesi furono sistematicamente stuprate. Le violenze, per lo più compiute da molti uomini in successione, furono spesso accompagnate da forme di tortura fisica ed eseguite pubblicamente per moltiplicare il terrore e la degradazione. Molte donne li temevano a tal punto da implorare di essere uccise. Spesso gli stupri erano preludio di morte, ma a volte le vittime non venivano uccise: l’umiliazione avrebbe così colpito non solo la vittima ma anche le persone a lei più vicine. Per di più l’elevata diffusione dell’Aids condannava le sopravissute ad una lente e dolorosa agonia. Durante il periodo del genocidio, il governo reclutò negli ospedali, tra i malati di Aids, veri e propri battaglioni di stupratori  con l’intento di diffondere sistematicamente la malattia.

Quando finì il massacro si contarono i superstiti, l’ONU scoprì che fra il  60%-70%  della popolazione erano di sesso femminile.

Mathilde ci racconta come nel 94/97 in Ruanda c’erano solo donne, gli uomini erano morti in guerra, imprigionati, fuggiti. Le donne,  presero in mano la situazione, hanno gestito e ricostruito il paese: le case e gli alloggi. Da una terribile vicenda hanno saputo cogliere e tramutarla in una opportunità.

Migliaia di donne rimaste vedove, malate, indigenti si sono organizzate in piccoli gruppi e associazioni. Hanno avviato progetti per far fronte ai mille problemi e necessità del duro dopoguerra. Le donne rimaste vedove nel genocidio si sono riunite per offrire sostegno immediato ai molti bambini esausti, malati e gravemente soli. Hanno assunto il controllo diventando le nuove mamme dei bambini orfani, a prescindere dalla loro provenienza etnica. Dopo il genocidio si contavano circa 40.000 orfani,  oggi gli orfanotrofi sono chiusi. Le donne hanno fatto della solidarietà un elemento cardine della loro pratica politica.

Le sopravissute cominciarono la ricostruzione della vita materiale del Ruanda e contemporaneamente quella costituzionale contribuendo a far cancellare ed approvare nuove leggi. Hanno ottenuto la modifica del codice di famiglia con il riconoscimento del diritto all’eredità: infatti nel passato le donne, alla morte del marito o di un parente maschio, non potevano neppure tenersi la casa. Nel 1999 fu promulgata la legge che permetteva di possedere la terra.

Hanno ottenuto che la Costituzione contenga il dettato che in tutte le istituzioni pubbliche e private sia presente almeno il 30% di donne. Oggi il parlamento ruandese conta ben il 39% di presenza femminile.

Ciò può far sembrare, agli occhi di noi italiane,  che sia in atto un largo processo di emancipazione femminile, se pensiamo che in Italia la presenza femminile in Parlamento è di appena il 15%, ma Mathilde ci dice che c’è molto ancora da fare. La situazione è molto complessa, a fronte di grande esposizione femminile c’è soprattutto il problema che quello che è sulla carta sia realmente applicato e a tutt’oggi il peso della cultura (cultura patriarcale dal nostro punto di vista) è molto pervicace e pervasivo.

Mathilde ci parla di come la Rete delle Associazioni Pro-Femmes ha partecipato attivamente alla ricostruzione del paese integrando e sostenendo le associazioni sorte nell'urgenza per tentare di risolvere i numerosi problemi delle donne e degli orfani. Il collettivo ha conosciuto così un aumento rapido, che passa da 13 associazioni nel 1992 a 35 nel 1995 e ad oggi, il collettivo conta nel suo ambito 41 associazioni. Il collettivo ha svolto un ruolo importante nella ricostruzione nazionale, sviluppando campagne di pace e ciò gli ha valso, nel novembre 1996, il premio internazionale dell'Unesco chiamato "MANDAJEET SINGH" per la tolleranza e la non violenza.

Pro Femmes aderisce da subito  alla Marcia Mondiale delle Donne ed ha ospitato proprio in Ruanda  il V° incontro della Marcia tenutosi nel 2004  ed è stata protagonista della costruzione  della Carta Mondiale delle donne per l’umanità.

La carta descrive il mondo che le donne della Marcia mondiale vogliono costruire. Si inscrive nell’insieme delle azioni condotte da tante donne che storicamente hanno resistito alle oppressioni, alle ineguaglianze, allo sfruttamento e alle discriminazioni. Da tempo si costruisce in ogni battaglia per cambiare questo mondo e in ogni angolo del mondo nell’aspirazioni all’uguaglianza, alla solidarietà, alla giustizia e alla pace.

La Carta Adottata vuole essere utilizzata da Pro-femmes nel proprio paese per un’azione di pressione presso il governo, per educare e mobilitare in diversi campi:

- uguaglianza nell’istruzione per le ragazze

Pro-Femmes si pone l'obiettivo di contribuire alla riduzione dell'analfabetismo fra le donne, di aumentarne il livello d'istruzione, favorendo la riduzione delle barriere socioculturali e l’accesso all'istruzione formale ed informale

- libertà di poter decidere sul proprio corpo

ancora oggi è molto diffusa in Ruanda la pratica dei matrimoni forzati. A 17 anni viene deciso dai genitori il futuro marito della ragazza, viene costretta a passare in casa sua una notte e da lì è obbligatorio il matrimonio. Così come, ancora, le donne non hanno diritto di poter dire di no, ad es. non possono sottrarsi ad avere rapporti sessuali con il marito, quantunque, fosse malato di AIDS

- salute riproduttiva e diritto alla procreazione decisa

Secondo una stima ufficiale il 70% delle donne stuprate durante il genocidio ha contratto l’AIDS e ben il 40% di esse sono morte anche e soprattutto perché non hanno avuto accesso alle cure.

Pro-Femmes vuole contribuire: alla promozione di una buona salute per tutti e tutte; ad una salute materna ed infantile senza rischio; alla riduzione del tasso di mortalità legato all’HIV; a rafforzare i servizi di reintegrazione psicosociale e di counselling. Al tal scopo stanno promuovendo azioni affinché tutte le donne possano iscriversi alle Mutue di Sanità (così difficile per molte donne che non possiedo reddito o che è loro totalmente insufficiente) creando reti di sostegno o battendosi affinché lo Stato garantisca crediti per accedervi.

- educazione alla pace, alla non violenza ed alla tolleranza

Pro-Femmes ha messo in campo programmi, iniziando dai bambini, per promuovere valori culturali come la tolleranza, la coabitazione pacifica, in un paese così profondamente segnato dall’odio etnico, ed il rispetto della vita umana. Contribuendo direttamente  ai meccanismi nazionali di buona gestione, rafforzando i meccanismi di mediazione e di risoluzione pacifica dei conflitti, collaborando con le reti delle donne che operano per la pace a livello regionale ed internazionale.

- empowerment femminile ed osservatorio sull’applicazione delle leggi esistenti

contribuiranno alla divulgazione delle leggi esistenti, identificheranno le leggi discriminatorie e peroreranno per la loro revisione e faranno in modo che le leggi effettive siano rispettate.

Come già detto la Costituzione ruandese prevede la presenza di almeno il 30% delle donne,  ciò  è stato ottenuto grazie al successo della solidarietà femminile (trasversale a tutti i partiti). Pro-Femmes si è adoperata a fare formazione per tutte le donne (come parlare, come tenere un convegno ecc...) e la volontà politica di tutte d’inclusione nella vita pubblica ha fatto sì che oggi il parlamento veda una presenza femminile che sfiora ben il 39%.

- giustizia e riconciliazione a livello nazionale

per arrivare alla riconciliazione nazionale c’è bisogno di passare attraverso delle fasi: quella del racconto, del risarcimento, del perdono ed infine della riconciliazione. Oggi in Ruanda siamo alla fase del racconto, ma ci sono verità che non si vogliono far uscire o che è difficile e doloroso fare uscire. Le donne possono avere un ruolo fondamentale perché sono state spettatrici e vittime, e possono essere delle ottime giudici e testimoni. Allo stesso tempo deve esserci giustizia per le migliaia di donne stuprate, perciò Pro-Femmes è impegnata in campagne di sensibilizzazione. Lo stupro è considerato reato dal Tribunale Internazionale del Ruanda, ma allo stesso tempo si evidenziano le debolezze del sistema giudiziario ruandese, che ostacolano ed impediscono di fatto le indagini e l’azione penale nei confronti dei reati di violenza. Tra le debolezze del sistema giudiziario  si cita le misure di  protezione insufficienti  per le vittime e per i testimoni, la mancanza di formazione delle autorità giudiziarie.

Infine, ci dice, che Pro - Femmes collabora con altre associazioni di donne del Congo e del Burundi avendo creato, così, il collettivo delle donne dei Grandi Laghi. Insieme cercano di far applicare la risoluzione ONU che indica la partecipazione delle donne alle decisioni pubbliche nei luoghi di conflitto. Questa rete si pone come un elemento di miglioramento e rafforzamento della posizione delle donne in quella regione, soprattutto in quei paesi che sono costituenti e che possono portare come esempio la costituzione del Ruanda.

A tarda sera l’incontro si è concluso con una  variegata cena a base di legumi e con un sentito, profondo e per niente formale ringraziamento a Mathilde per la sua splendida e appassionante testimonianza.

 

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