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      Care tutte e tutti,

      Il nome di Tali Fahima é divenuto noto in Israele. Tali, 26 anni, di madre algerina, ebrea Israeliana, dal 9 Agosto scorso, è in detenzione amministrativa (incarcerata senza accuse formali e senza condanna). Secondo i suoi difensori è il primo caso di detenzione amministrativa di una cittadina ebrea israeliana. Cresciuta a Kiryat-Gat, una città d'immigrati orientali ai bordi del deserto del Negev, era impiegata come segretaria presso uno studio legale di Tel-Aviv, ed è stata licenziata per le sue attività politiche contro l´occupazione militare israeliana.

      Un tempo elettrice del Likud -il partito di Ariel Sharon - e fervente nazionalista, ha, nel tempo, cambiato le sue posizioni. Punto di svolta è stato il documentario di Juliano Mer, I bambini di Arna (trasmesso anche da Arte il 27 settembre scorso), su un progetto educativo per i bambini di Jenin attraverso il teatro, condotto nella prima Intifadah da Arna, una donna israeliana pacifista, madre di Juliano Mer e deceduta qualche anno fa . Nel film si vede il percorso di sei palestinesi che nella prima Intifadah erano bambini, alcuni di loro morti in questa seconda Intifadah. Tali vuole conoscere Jenin, i suoi abitanti e fare qualcosa, decide cosi' di iniziare un corso d'informatica per bambini organizzando una raccolta fondi a Jaffa. Malgrado il divieto, lo scorso anno si è recata a Jenin, dove ha conosciuto Zakaria Zubeidi, un tempo uno dei "figli" di Arna, ed oggi capo locale delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa - tra loro è nata un'amicizia basata sul confronto e la comprensione dei problemi dei due popoli. Come dichiara lei stessa: "Mi hanno sempre insegnato che gli arabi erano qualcosa che semplicemente non doveva esistere. Sono sempre stata di destra. Fin dall'infanzia mi hanno insegnato a odiare gli arabi, a non fidarmi di loro e a pensare che l'occupazione fosse giusta. Ho cominciato a perdere le mie illusioni prima delle elezioni, ma ho votato Likud perché avevo ancora una paura primordiale degli attentati terroristici e perché sapevo che Sharon era un buon guerriero". Mentre, molto intensamente, stava lavorando nei progetti educativi del campo profughi di Jenin, Tali venne arrestata una prima volta in marzo a causa di sue dichiarazioni, rilasciate alla stampa, in cui si diceva pronta a proteggere con il suo corpo Zakaria, come gesto di protesta nei confronti della prassi delle esecuzioni mirate ed extraterritoriali, costantemente applicata dall'esercito israeliano.

      Dopo essere stata rilasciata, venne contattata dai servizi segreti israeliani perchè collaborasse con loro in qualità di informatrice e dopo il suo rifiuto, il 9 agosto, mentre si recava a Jenin venne nuovamente arrestata.  Da quel giorno é in detenzione amministrativa, che un paio di settimane fa si é trasformata in detenzione penale. Tutto questo senza che fossero pronunciate accuse formali né un'effettiva condanna. Il tribunale continua a rimandare le udienze per lasciare più tempo di investigare su quelle che i servizi segreti interni in Israele considerano le sue attività illecite. E' infatti sospettata di collusione con il nemico in tempo di guerra, d'associazione a delinquere, di possesso di materiale militare e di violazione dei decreti militari che interdicono a qualunque cittadino israeliano di entrare nella "Zona A" (zona autonoma palestinese).

      Le sue condizioni psicologiche e fisiche stanno peggiorando, sia per lo stato di detenzione prolungata, sia per le pressioni a cui viene sottoposta per costringerla a confessare reati che non ha commesso. Il metodo è il solito: presunte dichiarazioni di un prigioniero palestinese (rilasciate con ogni probabilità sotto tortura), per le quali durante la sua permanenza a Jenin Tali avrebbe visto del materiale esplosivo nelle mani di combattenti palestinesi. Ma, come dichiara la sua avvocata, se anche cosi' fosse, e Tali ha fermamente smentito, questo non può' costituire di per sé un motivo sufficiente per essere incriminata di collaborazionismo nell'organizzazione di attentati terroristici in Israele.

      Di fatto ci troviamo davanti ad un nuovo caso di manipolazione della legge e delle informazioni da parte del governo israeliano, alle spese di chiunque non si dimostri allineato con le politiche coloniali condotte dal governo di Sharon contro il popolo palestinese. Cosi' come Mordechai Vanunu, tecnico della centrale nucleare di Dimona, nel deserto del Negev in Israele arrestato nel 1986 con l'accusa di spionaggio e tradimento allo Stato per aver denunciato all'opinione pubblica internazionale l'attività illegale di Israele in materia di armamenti nucleari, anche Tali Fahima é vittima di quella che prende le forme più di una vendetta tribale che dell'applicazione della giustizia e del diritto; entrambi sono attaccati dal governo israeliano, che li identifica come traditori, dipingendoli nei confronti dell'opinione pubblica come una minaccia alla sicurezza ed integrità nazionale; in questo senso il nuovo arresto di Vanunu lo scorso 12 novembre, cosi' come la detenzione amministrativa e i continui interrogatori nei confronti di Tali, testimoniano un atteggiamento persecutorio del governo israeliano nei confronti di chiunque scelga una strada diversa dal giustificare, come esigenza di sicurezza per Israele, le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale dell´esercito israeliano, con l´occupazione militare in primo luogo, la distruzione delle case, i rastrellamenti, i bombardamenti di civili. Lo sanno e lo denunciano i militari israeliani che hanno scelto di dire "No" e di denunciare pubblicamente i crimini commessi dall´esercito israeliano. Come diceva a Roma, Jonathan Shapira, pilota refusnik - " Ho detto no per amore verso Israele e i miei vicini palestinesi, e vedo ogni giorno di più restringersi nel mio paese gli spazi di democrazia."

      Chiedere la libertà per Tali Fahima, è un piccolo passo per la convivenza e la  democrazia. Scrivete a Ariel Sharon, Fax (+972 2) 670-5361 rohm@pmo.gov.il, al Ministro della Difesa Shaul Mofaz, Fax (+972 3) 691-6940 sar@mod.gov.il <mailto:sar@mod.gov.il>  ed al Ministro di Giustizia Yosef Lapid, Fax: (+972 2) 628-5438 sar@justice.gov.il <mailto:sar@justice.gov.il> , nonché all'Ambasciata israeliana in Italia (info-coor@roma.mfa.gov.il <mailto:info-coor@roma.mfa.gov.il> ).

   
      Luisa Morgantini

     



     
























 

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