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 comunicato Associazione Erinna – 

“…state facendo un lavoro fantastico, la prossima volta vi porto le veline altrimenti ci prendono per gay”. Così il presidente del consiglio si è rivolto agli operai abruzzesi che stanno lavorando per la ricostruzione dopo il terremoto, lo apprendiamo dai giornali.

Chissà se in occasione del G8 manterrà la promessa.  

Bordelli mobili per operai che lavorano alla rete ferroviaria come ci mostrano le scene dei vecchi films western. Soldati che stanno partendo per il fronte o che vi ritornano a cui i superiori procurano un po’ di divertimento, come abbiamo visto in tanti films neorealisti. E sempre soldati a cui per la conquista di pezzi di territorio vanno in premio le donne di quel territorio, che siano o meno consenzienti. Se consumi tanto in questo locale avrai in premio le attenzioni delle entraineuses….  

Potremmo continuare scorazzando in lungo e in largo per la storia passata, recente e attuale.  

Chiediamo alle madri delle “veline”, considerate le moderne intrattenitrici di uomini, a quanto pare per pochi spiccioli - chiediamo agli uomini la cui figlia o sorella potrebbe stare nelle stanze di questi festini istituzionalizzati e legittimati - chiediamo alle donne italiane se veramente si sentono rappresentate da questi uomini che governano il paese, come afferma il premier.  

Noi consideriamo le sue battute da bar (battute di uomo spiritoso e capace intrattenitore) lo strumento, apparentemente innocuo, che ci squalifica, che fa di noi oggetto di consumo, che fa di noi persone di serie B, o peggio delle “non persone”.  

Chiediamo alla ministra Carfagna di sconfessare gli atteggiamenti e le parole offensive rivolte a larga parte del genere umano: le donne, i gay.  

Chiediamo a tutte le donne del Parlamento italiano di dimostrare costantemente palese fastidio squalificando e denunciando interventi simili.  

Chiediamo a tutte le donne intellettuali, e a tutte quelle con posizione di prestigio di inventare un modo per castigare simili stili.  

Chiediamo a tutte noi di non sottovalutare tali atteggiamenti perché, soprattutto quando sono esercitati da chi ricopre un ruolo istituzionale, legittimano e rafforzano la cultura che ci vuole serve, ma eccitanti; caste, ma sorprendenti; un po’ puttane, ma madri… insomma oggetti per tutti i gusti.  

L’essere considerate, coscientemente o meno, oggetti porta a consentire che si usi  violenza sulle donne, porta a considerare questo crimine un fatto “naturale”, episodio che è parte della relazione, che può accadere: l’oggetto è di proprietà, l’oggetto deve rispondere ai desideri, l’oggetto che non piace più si butta, si rompe.  

Associazione Erinna – centro antiviolenza  - Viterbo

 

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