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Richiamo urgente dell'attenzione: bisogna proteggere i diritti delle
donne irachene nel Codice Familiare
27 gennaio 2004
WLUML (Women Living Under Muslim Laws) invita tutti a contribuire allo
sforzo delle donne irachene per opporsi alla Risoluzione 137 del Consiglio
Governativo Iracheno (IGC) emanata il 29 dicembre 2003 che propone
l'introduzione della Sharia nelle questioni personali, cancellando la validità
di qualsiasi altro codice che sia incompatibile con i dettami della Sharia
stessa.
La legge irachena del 1959 sullo Status Personale, considerato uno dei codici
Familiari più progressisti di tutto il Medio Oriente, reso possibile grazie
allo sforzo del popolo iracheno per gran parte del secolo scorso, verrà
abolito se la Risoluzione 137 verrà accettata.
E' fondamentale agire immediatamente: la Risoluzione diverrà effettiva se sarà
convalidata da Paul Bremer, l'Amministratore Capo americano.
WLUML considera la Risoluzione 137 come un evidente passo indietro rispetto al
riconoscimento dei diritti che erano stati garantiti alle donne sotto la legge
irachena.
A parte l'attenzione delle donne irachene stesse e delle loro alleate
femministe in tutto il mondo, questo provvedimento é stato totalmente
ignorato dai media internazionali.
Il procedimento che ha portato alla Risoluzione da parte dell' IGC manca di
trasparenza e non ha incluso nessun processo democratico o consultivo. E'
stata presentata la Risoluzione senza che fosse stata dibattuta pubblicamente
e senza che fosse stata sottoposta allo scrutinio di esperti di questioni
legali e sociali. Inoltre, sembra che emerga dalla proposta di una minoranza
all'interno del Consiglio.
Da quando l'IGC é stato reso operativo dagli americani, é diventato, in
effetti, uno strumento delle Forze di Occupazione in Iraq. Se la Risoluzione
proposta viene convalidata da Paul Bremer si tratterà, in effetti, di una
contraddizione con la Regolamentazione dell'Aja del 1907 (IV Convenzione), dal
momento che cambierà il codice civile in un paese occupato. L'IGC é un
istituto incaricato a tempo determinato, e secondo la Convenzione dell' Aja
dovrebbe solo entrare nel merito di questioni che riguardano l'ordine pubblico
e la sicurezza.
Le donne di WLUML sono seriamente preoccupate del fatto che ogni tentativo di
sovvertire l'attuale Codice Personale iracheno con la Sharia, con le sue tante
interpretazioni a seconda delle sette, costituirà una seria minaccia per il
tessuto della società civile irachena. L'attuale codice non fa differenza tra
le sette. Ma questa decisione legalizzerà il settarismo come principio
organizzativo della vita sociale e politica in Iraq. Inoltre conferirà potere
politico e sociale a coloro che monopolizzano l'interpretazione della
religione.
Vi chiediamo pertanto di agire immediatamente per far si che siano tutelati i
diritti delle donne in Iraq.
A seguire trovate indicazioni sulle proposte di intervento, indirizzi utili, e
lettere tipo da imitare ed inviare.
In solidarietà,
Women Living Under Muslim Laws
Ufficio di Coordinamento Internazionale
Scrivere all'IGC ed ai governi inglesi ed americani, richiedendo:
· Che vengano chiarite le ambiguità relative alle modalità di elaborazione
della Risoluzione 137
· Che ogni futuro cambiamento nel Codice della Status Personale Iracheno sia
promosso da un corpo pubblicamente eletto, come conseguenza di un procedimento
trasparente, e che questo corpo includa la partecipazione genuina ed in uguale
misura delle donne
· Che ogni dibattito su leggi future in Iraq sia trasparente ed includa
consultazioni democratiche
Indirizzi utili:
Iraqi Governing Council
Dal momento che non sono disponibili numeri nè indirizzi diretti per l'IGC,
l'organizzazione Women for Women International che ha un ufficio in Iraq si
occuperà direttamente di consegnare i messaggi all'IGC
Women for Women International, ufficio in Iraq:
momar@womenforwomen.org
Ms. Condoleeza Rice
National Security Advisor
The White House
1600 Pennsylvania Avenue NW
Washington, DC 20500
Fax: +1 202 456 2461
UK Authorities
Rt. Hon. Jack Straw
The Foreign Secretary
Foreign and Commonwealth Office
King Charles Street
London SW1A 2AH
Fax: 0207 839 2417
Mr. Jeremy Greenstock
United Kingdom Special Representative for Iraq
Foreign and Commonwealth Office
King Charles Street
London SW1A 2AH
Fax: 0207 839 2417
United Nations
Kofi Annan
Segretario Nazionale delle Nazioni Unite
New York, NY 10017
Fax: +1 212 963 4879
Lettere tipo:
1) Al Consiglio Governativo Iracheno,
Baghdad
Rispettabili Membri del Consiglio,
Vi scriviamo per esprimervi la nostra profonda preoccupazione riguardo la
proposta 'Risoluzione 137' datata 29 Dicembre 2003, che vuole introdurre la
Sharia e cancellare i codici incompatibili con essa.
Temiamo che questa decisione minacci la Legge Irachena sullo Status Personale
del 1959, che é stata a lungo considerato uno dei più progressisti Codici
Familiari del Medio Oriente la cui istituzione é stata resa possibile grazie
allo sforzo del popolo iracheno per gran parte del secolo scorso.
La Risoluzione 137 é passata con un procedimento poco trasparente,
senza un processo democratico o consultivo. E' stata decisa senza un dibattito
pubblico e senza consultare esperti in materia sociale e legale, né le
organizzazioni femminili del paese. Sappiamo inoltre che era presente alla
stesura solo una minoranza del Consiglio.
Supportiamo pertanto la protesta delle donne irachene contro la 'Risoluzione
137'. Siamo fortemente in accordo con la loro analisi che prevede un effetto
negativo sulla società irachena, e significherà passi indietro nel
riconoscimento dei diritti garantiti alle donne irachene per molti decenni.
Implicherà l'introduzione di regolamentazioni diverse a seconda delle diverse
sette in Iraq, e minaccerà pertanto il tessuto sociale della società civile
irachena. Questa decisione legalizza il settarismo come principio
organizzativo della vita sociale e politica del paese, e danneggerà
profondamente la causa dell'integrazione nazionale. Inoltre, produrrà
confusione a livello legale; dal momento che esistono differenze tra le varie
sette sull'interpretazione della legge islamica.
Pertanto ci rivolgiamo a voi affinché usiate la vostra autorità come capi
dell'IGC per tutelare i diritti del popolo iracheno e per opporvi ad ogni
proposta che ignori o danneggi i diritti delle donne. Inoltre ci appelliamo a
voi affinché vi assicuriate che ogni mutamento del codice personale iracheno
sia promosso e portato avanti da un corpo democraticamente eletto, che includa
la partecipazione genuina ed in eguale misura delle donne, oltre ad un
processo adatto di consultazione nazionale.
Grazie della vostra attenzione a questo argomento cosi' importante.
Distinti saluti...
2) A Mr. Paul Bremer
Chief US Administrator
Iraq
Gentile Sig. Bremer,
Li scriviamo per esprimerLe la nostra profonda preoccupazione riguardo la
proposta 'Risoluzione 137' datata 29 Dicembre 2003, che vuole introdurre la
Sharia e cancellare i codici incompatibili con essa.
Temiamo che questa decisione minacci la Legge Irachena sullo Status Personale
del 1959, che é stata a lungo considerato uno dei più progressisti Codici
Familiari del Medio Oriente la cui istituzione é stata resa possibile grazie
allo sforzo del popolo iracheno per gran parte del secolo scorso.
Supportiamo pertanto la protesta delle donne irachene contro la 'Risoluzione
137'. Siamo fortemente in accordo con la loro analisi che prevede un effetto
negativo sulla società irachena, e significherà passi indietro nel
riconoscimento dei diritti garantiti alle donne irachene per molti decenni. La
disuguaglianza nella famiglia impedisce lo sviluppo nazionale.
La 'Risoluzione 137' implicherà l'introduzione di regolamentazioni diverse a
seconda delle diverse sette in Iraq, e minaccerà pertanto il tessuto sociale
della società civile irachena. Questa decisione legalizza il settarismo come
principio organizzativo della vita sociale e politica del paese, e danneggerà
profondamente la causa dell'integrazione nazionale. Inoltre, produrrà
confusione a livello legale; dal momento che esistono differenze tra le varie
sette sull'interpretazione della legge islamica.
La Risoluzione 137 é passata con un procedimento poco trasparente,
senza un processo democratico o consultivo. E' stata decisa senza un dibattito
pubblico e senza consultare esperti in materia sociale e legale, né le
organizzazioni femminili del paese. Sappiamo inoltre che era presente alla
stesura solo una minoranza del Consiglio. Le donne irachene hanno sollevato le
loro voci contro la Risoluzione dell'IGC e richiedono una piena
partecipazione nel futuro Governo Iracheno.
Vogliamo puntare la Sua attenzione sugli obblighi di un'autorità occupante,
secondo l'Art. 43 della IV Convenzione di Hague del 1907, a rispettare le
leggi in vigore in un paese occupato e a restaurare l'ordine pubblico e la
sicurezza.
Ogni mutamento del codice personale iracheno deve essere promosso e portato
avanti da un corpo democraticamente eletto, che includa la partecipazione
genuina ed in eguale misura delle donne, oltre ad un processo adatto di
consultazione nazionale.
In conclusione vorremmo che fosse molto chiaro che le donne irachene non
potranno mai essere libere fino a che la loro società non sarà libera da
guerre permanenti e occupazione.
Grazie per la Sua attenzione a questa tematica cosi' importante.
Distinti saluti...
Sample
Letters
To
the Iraqi Governing Council,
Baghdad
Respected Council Members,
We are writing to express our deep concern regarding the Iraqi Governing
Council's proposed ‘Resolution 137’, dated 29 December 2003, that seeks to
introduce the implementation of Sharia and the cancellation of all laws deemed
incompatible with this decision.
We fear that this decision threatens the 1959 Iraqi Law of Personal Status which
has long been considered one of the most progressive family laws in the Middle
East. It was achieved through the struggle of the Iraqi people for much of the
past century.
The passing of the 'Resolution' by the IGC lacks transparency and was not part
of any democratic or consultative process. It was done without public debate and
a process of consulting experts in social and legal matters or women's
organisations. We also understand that only a minority of the Council was
present.
We support Iraqi women's protests against 'Resolution 137'. We strongly agree
with their analysis that it will have negative effects on Iraqi society and will
mean withdrawing rights that have been guaranteed to Iraqi women for many
decades. Inequality in the family obstructs national development.
' Resolution 137' would mean the introduction of separate provisions and rules
for each of the various sects in Iraq and will thus threaten the fabric of Iraqi
civil society. The decision establishes sectarianism as an organizing principle
of social and political life in Iraq and will deeply damage the cause of
national integration. Moreover, it will introduce legal chaos as there are
differences even within the various sects regarding interpretations of Muslim
laws.
We urge you to use your authority as the head of the IGC to protect Iraqi
people's rights and to oppose the passing of any proposal that ignores or
diminishes women's rights. We further urge you to ensure that any change in
Iraqi personal status laws will be carried out by a democratically elected body,
which will include the genuine and equal participation of women, and after a
proper process of national consultation.
Thank you for your attention to this important issue.
Yours sincerely...
To
Mr. Paul Bremer
Chief US Administrator
Iraq
Dear Mr. Bremer,
We are writing to express our deep concern regarding the Iraqi Governing
Council's proposed ' Resolution 137', dated 29 December 2003, that seeks to
introduce the implementation of Sharia and the cancellation of all laws deemed
incompatible with this decision.
We fear that this decision threatens the 1959 Iraqi Law of Personal Status which
has long been considered one of the most progressive family laws in the Middle
East. It was achieved through the struggle of the Iraqi people for much of the
past century.
We support Iraqi women's protests against ‘Resolution 137’. We strongly
agree with their analysis that it will have negative effects on Iraqi society
and will mean withdrawing rights that have been guaranteed to Iraqi women for
many decades. Inequality in the family obstructs national development.
' Resolution 137’ would mean the introduction of separate provisions and rules
for each of the various sects in Iraq and will thus threaten the fabric of Iraqi
civil society. The decision establishes sectarianism as an organizing principle
of social and political life in Iraq and will deeply damage the cause of
national integration. Moreover, it will introduce legal chaos as there are
differences even within the various sects regarding interpretations of Muslim
laws.
The passing of the ‘Resolution’ by the IGC lacks transparency and is not
part of any democratic or consultative process. It was done without public
debate and a process of consulting experts in social and legal matters or women's
organisations. We also understand that only a minority of the Council was
present. Iraqi women have raised their voice against this IGC 'Resolution' and
demanded their full participation in a future Iraqi Government.
We draw your attention to the obligations of an occupying authority, under
Article 43 of Convention IV of the 1907 Hague Conventions, to respect the laws
in force in an occupied country and to restore public order and safety and
respect existing laws in force.
Any change in Iraqi personal status laws must be carried out by a democratically
elected body, which includes the genuine and equal participation of women, and
after a proper process of national consultation.
Finally we would like to make it absolutely clear that Iraqi women can never be
free unless their society is free from continuing war and occupation.
Thank you for your attention to this important issue.
Yours sincerely...
To
The Rt. Hon. Jack Straw
UK Foreign Office
cc. Mr. Jeremy Greenstock & Rt. Hon. Patricia Hewitt
We are writing to express our deep concern regarding the Iraqi Governing
Council's proposed ‘Resolution 137’, dated 29 December 2003, that seeks to
introduce the implementation of Sharia and the cancellation of all laws deemed
incompatible with this decision.
We fear that this decision threatens the 1959 Iraqi Law of Personal Status which
has long been considered one of the most progressive family laws in the Middle
East. It was achieved through the struggle of the Iraqi people for much of the
past century.
We support Iraqi women's protests against ‘Resolution 137’. We strongly
agree with their analysis that it will have negative effects on Iraqi society
and will mean withdrawing rights that have been guaranteed to Iraqi women for
many decades. Inequality in the family obstructs national development.
' Resolution 137' would mean the introduction of separate provisions and rules
for each of the various sects in Iraq and will thus threaten the fabric of Iraqi
civil society. The decision establishes sectarianism as an organizing principle
of social and political life in Iraq and will deeply damage the cause of
national integration. Moreover, it will introduce legal chaos as there are
differences even within the various sects regarding interpretations of Muslim
laws.
The passing of the ‘Resolution’ by the IGC lacks transparency and is not
part of any democratic or consultative process. It was done without public
debate and a process of consulting experts in social and legal matters or women's
organisations. We also understand that only a minority of the Council was
present. Iraqi women have raised their voice against this IGC 'Resolution' and
demanded their full participation in a future Iraqi Government.
We draw your attention to the obligations of an occupying authority, under
Article 43 of Convention IV of the 1907 Hague Conventions, to respect the laws
in force in an occupied country and to restore public order and safety and
respect existing laws in force.
Any change in Iraqi personal status laws must be carried out by a democratically
elected body, which includes the genuine and equal participation of women, and
after a proper process of national consultation.
Finally we would like to make it absolutely clear that Iraqi women can never be
free unless their society is free from continuing war and occupation.
Thank you for your attention to this important issue.
Yours sincerely...
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