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Donne protestano contro la discriminazione alla Loya Jirga in Afghanistan La Comunità Internazionale finora non ha compiuto la sua promessa di portarealle donne afghane libertà e pari diritti. Questa è l'accusa che l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) rivolge alla Comunità Internazionale. La protesta delle donne contro la discriminazione che subiscono alla "Grande Riunione di Consiglio" (Loya Jirga) di Kabul dimostra quanto poco sia cambiata la situazione delle donne dopo la caduta dei Talebani. D'altronde nemmeno la nuova Costituzione afghana, la cui elaborazione è stata sostenuta anche dall'Europa, fissa al suo interno i diritti fondamentali delle donne. Per le donne in Afghanistan ciò significa che i matrimoni obbligatori e la mancanza di qualunque diritto continueranno ad essere all'ordine del giorno. Lunedì sera le donne afghane hanno protestato alla Loya Jirga, che deve decidere della nuova costituzione, contro la discriminazione e la loro insufficiente rappresentanza nel Consiglio. Nonostante le donne costituiscano più della metà della popolazione e sono di fondamentale importanza per la ricostruzione del paese, solo 100 dei 500 delegati sono donne. Le donne accusano la leadership di essere trattate come esseri umani di seconda categoria e di essere sistematicamente ignorate nell'assegnazione di posti dirigenziali del Consiglio. Da mesi le attiviste per i diritti umani afghane seguono con grande preoccupazione il processo di elaborazione della costituzione visto che la bozza della costituzione non garantisce esplicitamente i diritti delle donne. É stato difficile per le donne perfino ottenere la possibilità di parlare davanti alla Commissione Costituzionale. Così ad esempio non è fissata la parità di diritti tra uomini e donne, non viene indicata un'età minima per il matrimonio o la parità di diritti tra uomini e donne in caso di divorzio. Le donne avevano inoltre inutilmente chiesto che la Costituzione fissasse il divieto alla schiavitù.
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