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12 maggio 1977,
l'uccisione di Giorgiana Masi
A Giorgiana

... se la
rivoluzione d’ottobre
fosse stata di maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze ,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se .....
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro.
GIORGIANA MASI
19 anni
Roma 12 maggio 1977
SOMMARIO: Il 12 maggio 1977 la polizia carica migliaia di
manifestanti che partecipano a Roma ad una manifestazione nonviolenta del
Partito Radicale per la raccolta delle firme sugli "8 referendum contro il
regime" (abrogazione del Concordato, dei tribunali militari, dei reati
d'opinione contenuti nel Codice penale, di parti della legge manicomiale, della
legge che attribuisce alla polizia poteri speciali in materia di arresto,
perquisizione e intercettazioni telefoniche, della legge che attribuisce ai
partiti un consistente finanziamento pubblico, della "Commissione inquirente" -
lo speciale "tribunale" composto da parlamentari per il giudizio preventivo sui
reati compiuti dai ministri). Una giovane, Giorgiana Masi, è colpita a morte da
colpi di pistola e molti altri manifestanti vengono feriti. Il Ministro degli
interni nega che la polizia abbia mai fatto uso d'armi da fuoco. Il Pr dimostra
invece, attraverso un filmato che riprende un agente di polizia mentre spara
ripetutamente contro la folla e centinaia di fotografie che riprendono agenti
armati, travestiti da "autonomi", che il Ministro dell'interno Francesco Cossiga
aveva mentito.
Attraverso la pubblicazione di un "Libro Bianco" che raccoglie le testimonianze
di tutti coloro che avevano assistito alle brutali aggressioni della polizia, il
Partito radicale dimostra che c'era stato un tentativo di strage e presenta una
denuncia. Il 15 gennaio 1979, il Pubblico ministero Giorgio Santacroce chiede la
chiusura del processo e l'archiviazione del procedimento per l'uccisione di
Giorgiana Masi "per essere rimasti ignoti gli autori dei fatti".

Nelle conclusioni del "Libro Bianco", Marco Pannella critica duramente il
comportamento della magistratura che ha omesso di svolgere qualsiasi seria
indagine e, di fronte alle prove fotografiche e testimoniali che dimostravano la
premeditata aggressione da parte della polizia nei confronti dei manifestanti,
si è fermata davanti alla "ragion di Stato". (Libro Bianco del Partito Radicale
sull'uccisione di Giorgiana Masi e sui fatti del 12 maggio 1977: "Cronaca di una
strage" - a cura del Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei - aprile
1979)
CRONOLOGIA: Manifestazione per gli 8 referendum radicali; a
piazza Navona il palco per la manifestazione è pronto (ore 13), poco dopo su di
esso si abbatte la furia delle forze dell'ordine e alle 13,30 si ha la protesta
in Parlamento di Pannella: alle 13,40 la protesta di Balzamo e alle 13,45 quella
della triplice sindacale. Alle 13,55 Cossiga si rifiuta di incontrarsi con una
delegazione di parlamentari PSI, DP e PR in merito al divieto della
manifestazione.
Alle 14: Polizia e Carabinieri intensificano il blocco alle
strade di accesso a Piazza Navona; alle 14,15 Cossiga afferma che piazza Navona
non gode di alcuna forma di extraterritorialità che impedisca la presenza di
forze dell'ordine. Il blocco è totale alle 14,15.
Alle 15: davanti palazzo Madama un primo pestaggio ha come
vittime un gruppo di giovani radicali che portavano un tavolo per la raccolta
delle firme; fra i picchiati il deputato Mimmo Pinto di LC. Poi la prima carica
condotta da una trentina di carabinieri armati di fucile. Tre giovani sono
duramente picchiati, ammanettati, caricati su un cellulare e condotti via.
Vengono spintonati e picchiati anche giornalisti e fotografi: a questi ultimi si
impone di consegnare i rullini impressionati.

Alle 15,30: Pannella giunge davanti a Palazzo Madama, poi
telefona a Ingrao (presidente della Camera).
Alle 15,45: un funzionario di P.S. avvicina un gruppo di
dimostranti (in corso Vittorio), dopo uno scambio di improperi ordina il primo
lancio di candelotti. La gente fugge. Il cronista del Messaggero scrive: "Contro
giovani che sostano sotto un arco avanza un altro reparto di P.S. partono
slogans e il solito grido di "scemi, scemi,". La polizia risponde con sette-otto
candelotti sparati ad altezza d'uomo. I manifestanti si ritirano, poi torneranno
indietro e la scena si ripeterà. Fino a questo momento nella zona dei disordini
non si sono visti "sampietrini" ne molotov".
Ore 16: vengono
notati (piazza della Cancelleria) per la prima volta uomini in borghese armati
di pistola o pistola mitragliatrice, apparentemente in buoni rapporti con i
poliziotti. Vengono sparati lacrimogeni a decine. La polizia ora carica di
nuovo, violentemente: una quindicina di persone, tra cui molte ragazze e una
donna anziana vengono travolte, cadono. Gli agenti circondano i caduti e
colpiscono indiscriminatamente tutti con calci e manganellate. Viene colpita
anche una donna anziana. Alcuni candelotti vengono sparati ad altezza d'uomo,
altri contro le finestre e la gente che vi si affaccia: due centrano due
finestre, in via dei Baulari e in vicolo dell'Aquila. Un candelotto sparato ad
altezza d'uomo ha colpito (ore 18,30) la vetrina di un bar in Corso Vittorio,
248, ho chiesto al proprietario: "chi ha sparato? " "La polizia" mi è stato
risposto. All'angolo di via dei Baulari c'è un giovane che sta camminando:
dall'ultima camionetta parte un candelotto che lo colpisce in pieno, alle
spalle, e lo fa finire tramortito a terra. Cinque agenti scendono, infuriano a
calci sul giovane, poi risalgono sulla camionetta. In piazza della Cancelleria
la polizia lancia una serie di cariche: è in questa occasione che si sentono i
primi colpi di pistola (vedi film sul 12 maggio). Un agente sferra una
manganellata alla nuca al fotografo Rino Barillari, de "II Tempo". Barillari
cade, viene portato in ospedale: guarirà in dieci giorni. Un altro fotografo,
Sandro Mannelli, del "Messaggero", viene colpito da un sasso alla nuca; sei
giorni di prognosi.
Ore 16,20: in via Sant'Agostino un reparto di carabinieri
risponde al grido di "scemi, scemi" con un lancio di candelotti ad altezza
d'uomo. Un giovane viene colpito e rimane atterra.
Ore 16,30: Largo Argentina viene coinvolta nella "guerriglia";
l'aria è irrespirabile per il fumo dei candelotti: dieci persone a bordo di un
autobus della linea 87 vengono colte da malore; vengono trasportate
all'ospedale, gli si diagnostica un'intossicazione.
Ore 17: dimostranti cominciano ad affluire in Viale Trastevere
(caricati a Piazza Navona e Campo dei Fiori).
Ore 17-17,30: nella zona di Piazza Navona e adiacenze ancora
lancio di candelotti e blocco degli accessi in dette zone.
Ore 17,45: in Piazza della Cancelleria "ci sono agenti in
borghese, sparano ad altezza d'uomo". In quattro o cinque portano via un ragazzo
ferito a una mano. Un giovane riceve un candelotto in pieno viso, sull'occhio
sinistro. Un altro ancora è ferito a una gamba. Fra gli agenti di Ps che aprono
il fuoco viene ritratto in una foto Giovanni Santone, in forza alla squadra
mobile.
Ore 18,15: compaiono le prime molotov (zona di Piazza Navona):
due o tre al massimo. Ma sono in molti che urlano: "fermi siete pazzi". La
situazione si fa sempre più tesa.
Ore 18,50: divergenze fra i dimostranti sui metodi con cui
proseguire la "manifestazione". in realtà mai iniziata.
Ore 19,00: la violenza degli .scontri sembra diminuire. Poi
verso le 19 l'allievo sottufficiale carabiniere Francesco Ruggieri, di 25 anni,
viene ferito (ponte Garibaldi, lato via Arenula) a un polso: la natura della
ferita non è affatto chiara. Il fotografo di "Panorama". Rudy Frei, viene
malmenato dalla polizia, che lo costringe a consegnare il rullino impressionato.

Ore 19,10: primi interventi in Parlamento: Pannella (PR),
Corvisieri (DP), Ligheri (DC) Pinto (DP), Costa, Giovanardi, Magnani Noya Maria.
In questa occasione Pinto denuncia l'aggressione subita e Pannella sferra un
violento attacco al governo (latitante) .
Ore 19,45: due grosse motociclette dei vigili urbani arrivano
sul lungotevere degli Anguillara, all'angolo con piazza Belli. Le montano tre
vigili in divisa e un uomo in borghese, un vigile scende, impugna la pistola e
spara ad altezza d'uomo, in direzione dei dimostranti in piazza Belli.
Ore 19,55: Parte, improvviso e preceduta da un fitto lancio di
lacrimogeni, una carica da parte dei carabinieri e poliziotti attestati su via
Arenula. Giorgiana Masi ed Elena Ascione vengono colpite quasi
contemporaneamente, la Masi (accanto a cui era il suo ragazzo, Gianfranco
Rapini) al centro di piazza Belli, la Ascione mentre fuggiva verso piazza
Sonnino. Le testimonianze sono concordi: i colpi sono stati sparati da ponte
Garibaldi, dove in quel momento, al centro, si trovavano carabinieri e
poliziotti appoggiati ad una o due autoblindo. Le vittime vengono accompagnate
all'ospedale: Giorgiana arriva già morta. Il bilancio finale della giornata: da
parte civile si hanno un morto (Giorgiana Masi), 10 feriti da arma da fuoco e
varie decine da corpi contundenti vari; da parte militare si ha un carabiniere
(Francesco Ruggieri) ferito (non si sa da che cosa) ad un polso. Nei giorni
seguenti viene arrestato Raul Tavani, condannato poi a circa 2 anni e 4 mesi per
detenzione di materiale esplosivo.
Il giorno dopo, nel quartiere dove abitava Giorgiana Masi a MonteMario, la
polizia assalta e spara all'Istituto Tecnico "Fermi".
A Ponte Garibaldi il sit-in femminista sarà caricato ancora dalla Polizia.

dal sito
http://www.bellaciao.org, che ringraziamo.
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