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LE NOVITA'
2007-08-27 22:12 dal sito dell'ansa
ASILO A LESBICA IRANIANA, GB FORSE FERMA RIMPATRIO
di Eloisa Gallinaro
ROMA - Si allontana l'incubo per Pegah Emambakhsh che non dovrà salire a forza
sull'aereo diretto dalla Gran Bretagna alla volta dell'Iran, dove l'aspetta la
morte per lapidazione. Grazie anche al lavoro della diplomazia italiana presso
le autorità britanniche, la lesbica iraniana detenuta nei pressi di Sheffield
dal 13 agosto e colpita da un decreto di espulsione dovrebbe la sospensione del
rimpatrio e avere lo status di rifugiato in Gran Bretagna. La notizia della
sospensione è stata data nel corso del sit in che si è svolto davanti
all'ambasciata britannica, a Roma, dal presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso,
ma era stata già anticipata, seppure con cautele, da esponenti di governo.
Secondo Mancuso, che ha citato come fonte il ministro dei Diritti e delle Pari
Opportunità Barbara Pollastrini, il governo britannico ha deciso un ulteriore
rinvio della partenza dell'aereo che dovrebbe portare Pegah in Iran.
Qualche ora prima era stata la stessa Pollastrini ad affermare che sulla vicenda
"giungono primi segni di schiarita. Il rimpatrio forzato sembra per il momento
rinviato", ricordando che "l'impegno del governo Prodi per i diritti umani
continuerà in questa come in altre vicende drammatiche". Dopo la condanna, nei
giorni scorsi, dell'atteggiamento di Londra e la disponibilità del governo e
anche delle forze di opposizione - ribadita da Rocco Buttiglione (Udc) - ad
accogliere Pegah in Italia, a prevalere sono i toni dell'ottimismo. Secondo il
ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, la mobilitazione che si è
realizzata a difesa dei diritti di Pegah Emambakhsh sembra aver già indotto le
autorità inglesi a rinviare il rimpatrio della donna in Iran, ora si tratta di
intervenire perché la sua vita non sia più in pericolo". A metà pomeriggio anche
il vice ministro degli Esteri Patrizia Sentinelli aveva affermato che "si
aspetta a breve una risposta positiva" da parte del governo britannico.
A favore della donna iraniana, in mattinata, era intervenuto Franco Frattini,
vice presidente della Commissione Ue che, pur precisando l'assenza di contatti
formali tra l'esecutivo europeo e la Gran Bretagna, ha ricordato che secondo il
diritto internazionale, "c'é un divieto all'estradizione quando in patria c'é il
rischio di morte". E ha invitato Londra a "sospendere il rimpatrio" perché in
questi casi occorre far prevalere la tutela della persona. Intanto la
mobilitazione a favore di Pegah si allarga. Il caso è approdato al Parlamento
europeo su iniziativa del radicale Marco Cappato mentre la vicepresidente Luisa
Morgantiniha sollecitato l'Unione europea a prendere "una chiara posizione
contro questa palese violazione della legalità, intimando alla Gran Bretagna di
bloccare definitivamente, e non solo rinviare, il rimpatrio di Pegah, se non si
vuole che la credibilità dei Paesi Ue venga minata da queste decisioni
indecenti, che vanno contro la tutela della persona e che rischiano di
trasformare la Carta dei diritti umani fondamentali in lettera morta". Un
segnale della disponibilità britannica è venuto anche nel corso del sit in
organizzato da Arcigay, Arcilesbica e dal Gruppo Everyone davanti alla sede
diplomatica del Regno Unito.
L'ambasciatore Edward Chaplin ha annunciato il capogruppo dei Verdi alla Camera,
Angelo Bonelli, incontrerà il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio
assieme al presidente di Arcigay Aurelio Mancuso. Il ministero degli Interni di
Londra continua a mantenere il consueto riserbo sulla questione, ma i media
hanno cominciato a dare risalto alla vicenda di Pegah. Il quotidiano Guardian ha
intervistato alcuni membri del Gruppo EveryOne, che ha manifestato a Roma in
sostegno della quarantenne iraniana e sui siti internet si moltiplicano le
iniziative di solidarietà.
eloisa.gallinaro@ansa.it
LA STORIA
Pegah Emambakhsh, lesbica iraniana di 40
anni, a causa della sua
omosessualità rischia di essere condannata a morte dai giudici della
Repubblica islamica dell'Iran. Nel 2005 la sua compagna è stata arrestata,
torturata e condannata a morte, Pegah si è rifugiata in Gran Bretagna, a
Sheffield, dove ha chiesto asilo politico che le è stato negato in quanto,
secondo il governo britannico, non può provare di essere lesbica.
Il 13 agosto è stata arrestata ed ora è trattenuta all'interno del centro di
accoglienza Yarlswood di Bedford, lunedì verrà imbarcata su un volo che la
riporterà nel suo paese e quindi verso una condanna a morte certa.
Il governo britannico sarà colpevole di questo omicidio quanto quello
iraniano, il governo italiano e l'Europa tutta saranno complici in omicidio
se non interverranno al più presto per impedire che Pegah Emambakhsh venga
espulsa.
*Chiediamo al governo italiano di fare pressioni affinché
questo non avvenga o di dare a Pegah asilo politico nel nostro paese.*
Eva Mamini
Segreteria Nazionale ArciLesbica
eva.mamini@arcilesbica.it
cell. 338.4490150
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