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Per le donne era meglio Saddam

di Sanjay Suri

Inter Press Service, 29 marzo 2006

Londra - Le donne stavano molto meglio sotto l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, ha scoperto una organizzazione di donne, dopo una indagine di ampio respiro in Iraq.

“Sotto il precedente regime del dittatore, i diritti fondamentali delle donne erano protetti dalla costituzione’, dice Huzan Mahmud, della Organisation of Women’s Freedom in Iraq in una intervista all’ IPS.  Il gruppo è una organizzazione sorella di MADRE, un gruppo internazionale per i diritti delle donne.

Sotto Saddam, dice, “le donne potevano uscire per andare al lavoro, all’università, e sposarsi o divorziare in tribunali civili. Ma adesso le donne hanno perduto quasi tutti i loro diritti, e stanno venendo spinte di nuovo a rimanere a casa”.

La recente costituzione, che è stata scritta sotto la supervisione del governo Usa, è “molto arretrata e contro le donne”, dice la Mahmud. “Essi rendono l’Islam la fonte del legiferare, e la principale religione ufficiale del paese. Questo in sé significa la shari’a islamica, e su questa base le donne saranno considerate cittadine di seconda categoria e non avranno alcun potere di decisione sulle loro vite”.

L’intera società irachena è stata assoggettata al “caos e alla brutalizzazione”, dice. “La sicurezza è assente, tutti i servizi essenziali, e soprattutto la protezione dei diritti delle donne, non sono in alcun modo nel programma di nessuno dei partiti politici che sono stati scelti accuratamente dall’amministrazione Usa nel cosiddetto parlamento installato’. 

MADRE chiede lo schieramento di una forza di peacekeeping a guida Onu e una fine immediata dell’occupazione Usa. Man mano che la crisi in Iraq si intensifica, il gruppo dice che le donne e le loro famiglie in Iraq hanno un bisogno urgente di sicurezza, di un governo che funzioni, e della fornitura dei servizi essenziali, all’interno di un quadro che tuteli i diritti umani.

In tre anni di occupazione, la situazione sta diventando più pericolosa e tetra con la presenza delle forze occupanti, e “maggiori saranno la violenza e il terrorismo in Iraq, più le donne saranno vittime di un clima del genere”, dice.

“Lo stupro, il rapimento, il maltrattamento nelle carceri da parte delle guardie carcerarie, e l’uccisione di donne sono diffusi”, dice. “La mancanza di sicurezza e di protezione adeguata per le donne è un problema grosso, e nessuno, né le forze occupanti né la polizia locale del governo fantoccio, sta facendo qualcosa al riguardo” .

Ma la posizione delle donne varia all’interno dell’Iraq, dice. “Nella parte kurda la situazione delle donne è leggermente migliore, perché il Kurdistan iracheno era fuori dal controllo del regime ba’athista dal 1991, quindi non ha subito gli attacchi delle forze armate Usa nel 2003. Ma lì l’atteggiamento verso le donne non è progressista”.

Al di là dei pericoli di qualunque tipo derivanti dalla situazione politica, “avvengono ancora molti cosiddetti ‘delitti d’ onore’, e le autorità kurde non stanno facendo molto per impedirlo”.

Ma il sud è direttamente sotto occupazione militare quotidiana “e la presenza di varie milizie armate islamiche che stanno terrorizzando le donne ha peggiorato la situazione’, dice la Mahmud. “Inoltre, il cosiddetto parlamento è diviso sulla base delle confessioni religiose e dell’appartenenza etnica, così la maggioranza degli sciiti che sono al potere stanno istituzionalizzando l’oppressione delle donne e stanno sistematicamente imponendo all’Iraq una islamizzazione”.

Le donne sono il 60 % della popolazione dell’Iraq, ma non vengono consultate su nessuna questione politica, e stanno venendo private di questo diritto, dice.

La presenza di un numero ridotto di donne non dovrebbe fuorviare la gente sulla condizione delle donne, dice.  “L’amministrazione Usa ha scelto accuratamente poche donne e le imposte alla gente nel cosiddetto parlamento”, dice. “Queste donne sono molto ignote alle donne irachene. La maggior parte di loro appartiene ai partiti reazionari della destra che sono al potere, ed esse seguono il loro programma, che è discriminatorio nei confronti delle donne”.

Le donne vorrebbero vedere innanzitutto ‘una fine della occupazione militare, che ha creato il caos e la distruzione della società irachena e ha anche avuto come conseguenza l’uccisione quotidiana in massa di iracheni qualunque”.

Le donne in particolare “vorrebbero vedere ripristinata la sicurezza, in modo da potere almeno uscire liberamente senza venire aggredite, sequestrate, o senza che venga loro gettato in faccia dell’acido “, dice la Mahmud. “Inoltre, le donne vogliono eguaglianza, libertà, e che i loro diritti vengano riconosciuti nella costituzione, e soprattutto essere trattate come esseri umani uguali”.

 

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)

 

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