CENTRO DONNA L.I.S.A.

Via Rosina Anselmi 41 00139 Roma 0687141661

info@centrodonnalisa.it

 
                 donne in rete contro la violenza.

vuoi ricevere notizie dal centro donna?


 
iscriviti cancellati

 

 

libera associazione di donne

HOME

chi siamo

come raggiungerci

violenza contro le donne

LEGALE E PRIMA ACCOGLIENZA

appuntamenti

foto

corsi

AUTOPRODUZIONI

COMUNICATI

PROGETTI

FORMAZIONE


VIA LIBERA DAL SENATO  AL FONDAMENTALISMO

 

Approvata al Senato, con il voto trasversale degli schieramenti politici presenti in Parlamento, la legge sulla procreazione assistita.

 

Nessuna modifica è più possibile: la legge passerà al voto della Camera solo per quanto riguarda la copertura finanziaria

Questa legge attacca il principio fondamentale della laicità dello stato, ma soprattutto è una legge contro la libertà e l’autodeterminazione delle donne.

E’ una legge raccapricciante che non garantisce diritti ma stabilisce divieti, discriminazioni, controlli e sanzioni:

 

Ø                si riconosce personalità giuridica al concepito; i diritti dell’embrione sono anteposti e contrapposti a quelli della madre, contenitore senza potere

Ø                si vieta il ricorso al seme di un donatore esterno alla coppia (la fecondazione eterologa)

Ø                si fissano con precisione i soggetti che potranno ricorre alle tecniche “solo maggiorenni di sesso diverso coniugati o conviventi”.

Ø                L’unico motivo per accedere alla procreazione assistita è la sterilità. Non è consentita la procreazione assistita per evitare la trasmissione di malattie genetiche.

Ø                non si possono produrre più embrioni di quelli necessari ad unico impianto, stabiliti in ordine di tre.

Ø                si vieta l’esame dell’embrione, per verificare eventuali malformazioni, prima che sia impiantato e, da questo momento in poi, è impossibile per la donna ripensarci

 

E’ una pessima legge, che discrimina i soggetti che possono ricorre alle tecniche (no ai single, omosessuali ecc..); che ripropone una concezione familistica basata tutta sulla famiglia “ufficiale”;

infatti non solo viene vietata la fecondazione eterologa, ma è stato approvato un ordine del giorno che chiede al governo di precisare le regole in base alle quali definire una convivenza.

 

E’ una legge che nuoce gravemente alla salute psico-fisica delle donne, stabilendo in numero di tre gli embrioni: spesso il primo tentativo di inseminazione fallisce e la donna dovrà sottoporsi a ulteriori terapie molto invasive, nuovi bombardamenti ormonali con alcuni effetti collaterali possibili come menopausa precoce e tumori ovarici.                                                               

Inoltre vietando le diagnosi pre-impianto si corre il rischio che gli embrioni soffrano di serie malformazioni che costringerebbero la donna ad abortire in un secondo momento.

 

E’ una legge che attacca l’autoderminazione delle donne, infatti impedisce il ripensamento, per cui la donna , se la situazione è mutata e cambia idea, non ha più scelta. Inoltre, riconoscendo soggettività giuridica all’embrione  si riaprono le porte alla rimessa in discussione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza

 

Oggi siamo chiamati tutte e tutti ad una battaglia politica culturale in difesa dell’autodeterminazione e della libertà femminile a promuovere iniziative per ricacciare indietro  questa legge e respingere qualsiasi attacco alla legge 194.

ASSOCIAZIONE DONNE IN GENERE 

 ------------------------------------------------------------------------------------------

 FERMIAMO L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
Fermiamo la legge in materia di procreazione medicalmente assistita che in questi giorni il Senato sta approvando!
In accordo a quanto fortemente voluto, già durante la passata legislatura, dalla componente cattolica di maggioranza e di opposizione, in linea con i diktat del Papa e delle varie associazioni cattoliche integraliste, movimento per la "vita" in testa, questa legge è la più restrittiva, oscurantista e liberticida d'Europa in materia. L'art. 1, già approvato, " assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito". Per concepito o embrione, si intende l'ovulo al momento in cui è fecondato dallo spermatozoo.
Tale articolo, così formulato, va nella direzione verso cui da anni spingono i cattolici, che vorrebbero dare riconoscimento giuridico all'embrione modificando in tal senso l'Art. 1 del Codice Civile che attualmente prevede il riconoscimento giuridico al momento della nascita. Riconoscere pari valore al concepito e alla madre potrebbe minare alle fondamenta la Legge 194/78 (che assicura alle donne la possibilità di abortire) e per assurdo rendere punibili le donne che decidessero di interrompere la gravidanza, ipotesi questa che la chiesa da oltre 25 anni persegue con estremo accanimento.
Durante l'iter legislativo si è addirittura discusso dell'introduzione di una nuova figura, quella del curator ventris che tuteli l'embrione nella pancia della mamma così come un giudice tutela oggi il minore da genitori incapaci o in qualche modo inadeguati.
Garantire capacità giuridica al concepito quindi significa renderlo titolare di tutti i diritti fino ad oggi subordinati all'evento della nascita e soprattutto significa sancire per legge la separazione tra diritti della madre e diritti dell'embrione, di fatto rendendo le donne semplici incubatrici, puri contenitori biologici, la cui volontà, corpo, desideri, scelte e diritti vengono dopo l'embrione, dopo il marito, dopo i medici, dopo le istituzioni, dopo le leggi ? Siamo in presenza di una forzatura politica e culturale contro l'autodeterminazione di tutte e tutti perché la legge giudica moralmente e sanziona con l'esclusione comportamenti e scelte di vita assolutamente privati. Data la delicatezza dell'argomento, in altri paesi europei ci si è limitati ad intervenire solo per garantire il diritto di chi si avvale della procreazione assistita alla sicurezza delle strutture, alla professionalità dei medici, a non diventare oggetto di speculazioni.
In questa direzione sarebbe stato sufficiente anche in Italia far funzionare consultori ed ospedali e reprimere seriamente solo abusi e mercificazioni, controllando con più rigore tutte le cliniche ed i loro metodi. Invece questa legge evidentemente non ha come obiettivo regolamentare i vari laboratori ma imporre il "sacro" concetto di famiglia, prevedendo che solo le coppie eterosessuali sposate o comunque con una convivenza stabile possano accedere alle tecniche di riproduzione assistita, impedendo perciò l'accesso alle singles o alle omosessuali; questa legge ha lo scopo di sancire il "sacro" legame di sangue tra genitori e figli vietando il ricorso alla fecondazione eterologa (saremo gli unici in Europa), cioè l'utilizzo di un seme estraneo alla coppia. La legge in via di approvazione ha come ulteriore scopo quello di controllare e disporre del corpo e della salute delle donne impedendo la produzione di più di 3 embrioni per volta, embrioni che dovranno essere impiantati contemporaneamente in un unico tentativo e non potranno essere conservati e congelati. Questo è dannoso per la salute della donna perché ogni creazione di embrioni comporta un bombardamento ormonale molto forte; attualmente si producono in una sola volta più embrioni in modo che possano essere congelati e utilizzati per più impianti, dato che è molto difficile che la donna rimanga incinta al primo tentativo. Proibendo la possibilità di ricorrere ad embrioni congelati si costringe la donna a ricominciare ogni volta da capo il trattamento, sottoponendosi a reiterati e dannosi bombardamenti ormonali. Il ricorso alla fecondazione viene escluso dalle prestazioni previste dal Servizio sanitario nazionale. Sarà consentito, dunque, ma a spese della paziente e con l'ipotetico aiuto di un fondo speciale costituito presso il ministero della Sanità. Attualmente il costo medio per questo intervento oscilla tra i 3000 e i 10000 euro, rendendolo accessibile solo alle donne benestanti. E' evidente che, date le tante limitazioni imposte dalle legge, le donne che potranno permetterselo andranno all'estero. Questi sono, secondo noi, i punti più aberranti della legge, ma in tutte le sue parti, per esempio per quanto riguarda i nodi della ricerca, della non revocabilità del consenso all'impianto da parte della donne e dell'obiezione di coscienza, essa va rispedita al mittente, e con tutti i "sacramenti"? Vogliamo fermare questa legge perché non è possibile legiferare sui desideri, perché la Chiesa non può imporre la propria morale bigotta e oscurantista, perché lo stato non può regolamentare, controllare e di fatto reprimere comportamenti e scelte individuali, utilizzando il diritto per affermare un punto di vista maschile, patriarcale e cattolico che si vuole far valere per tutte e per tutti.
Questa legge si inserisce perfettamente in un clima sociale e culturale che vuole le donne mogli legalmente riconosciute, eterosessuali e madri, che prevede in finanziaria l'elemosina del bonus di 1.000 euro per la nascita del secondo figlio, indipendentemente dal reddito, purché di cittadinanza italiana, propone l'elemosina di 1.500 euro per "l'affitto dell'utero" di quelle donne che rinunciano ad abortire e danno in adozione il nascituro; costruisce una propaganda ad hoc per spingere le donne italiane ad avere un figlio a tutti i costi per incrementare la razza bianca e occidentale contro il pericolo di "invasione straniera". La riflessione che vorremmo proporre riguarda proprio il bisogno di maternità a tutti i costi: quanto c'è di libero e di naturale in questa scelta? Quanto è indotta o condizionata da fattori esterni culturali, sociali, economici e religiosi? Quanto è ancora forte la convinzione secondo la quale una donna non è davvero completa se non fa un figlio?
Siamo convinte che la società nel suo insieme ci voglia costringere nel ruolo di madre perché è necessario che le donne stiano a casa a fare figli, ad accudire anziani e bambini, a sostenere con il proprio lavoro invisibile e non pagato la famiglia e la società stessa.
Vogliamo fermare questa legge perché costituisce un ulteriore attacco, in un quadro più generale, ai nostri diritti, alle nostre condizioni di vita, alle nostre conquiste e ai nostri percorsi di liberazione e di autodeterminazione.
BASTA CON IL CONTROLLO DI CHIESA E STATO SUL CORPO DELLE DONNE!
Collettivo femminista Rossefuoco - To
rossefuoco@infinito.it

-----------------------------------------------------------------------------------------------


Nella giornata della Dichiarazione Universale dei Diritti , i legislatori italiani con una legge arrogante, dannosa e criminogena sulla fecondazione medicalmente assistita, hanno affermato che per loro i diritti delle donne non sono diritti umani . Il percorso intrapreso è dei più bui, ed a meno di ripensamenti quasi concluso.
Povero paese, in balia di una politica che non pone più limiti alla contrattazione del voto, all'uso del compromesso. Povero paese in balia di mercanti di favori, che nati da donna, non ne rispettano il volere. Il volere che li ha messi al mondo con atto d'amore creativo , prima del quale non esiste diritto , prima del quale non esiste obbligo. Un atto d'amore gratuito che a volte dà frutti così malriusciti da non potersi fondare che nell'inganno e nella coercizione per riprodursi. Malvagi, spregevoli tanto da tenere in nessuna cura il corpo delle donne. 
Povero paese e poveri patriarchi che non sanno imitare le madri nell'essere padri . Poveri padri che hanno bisogno di riconoscere i figli attraverso il DNA , perchè non sanno che i figli li riconosceranno per le ore passate insieme e per i doni che avrete saputo dare senza attendere somiglianze. Poveri che vorreste un paese di soli figli bianchi , che vorreste per madri scatole vuote e senza storia, mute e senza memoria. Stupidi embrioni voi stessi , volete battezzarvi in un ventre che non vi appartiene se non per stupro e violenza di una medicina asservita.
Nel paese dove le donne subiscono tagli cesarei , in percentuali improponibili, voi generate ciò che solo vi è dato: una legge dannosa e inapplicabile, a meno (non dubitiamo che sia questa la vostra strada) di restringere ulteiormente i nostri spazi liberi, dai quali comunque sapremo uscire. Anni passati a discutere di persone virtuali vi hanno lasciati in un territorio dove stoltamente avete creduto governabili anche le donne che oggi vi promuovono interlocutori, ma solo per dirvi quanto sia ignorante e degenere il sogno di governare la gestazione. Anche quelli che voi oggi individuate come nemici e collaborate a sopprimere, sapevano e sanno che prima della nascita donna e concepito sono un'unità inscindibile ed illegiferabile. Nella politica delle donne c'è una poesia intramandabile, se non per vicinanza e relazione, per la quale non vi diciamo come, ma sopprimetela questa legge: per noi già non esiste se non come segno per individuare i nostri veri nemici.
le donne che sottoscrivono
Stefania Cantatore
Ester Basile

-------------------------------------------------------------------------------------------

Bologna, 15 dicembre 2003

 

La legge in materia di procreazione medicalmente assistita – PMA - è una legge mostruosa sotto molti profili:

1.     perché è il frutto delle paure che popolano le fantasie maschili di fronte alla libertà femminile nella procreazione;

2.     perché propone pratiche sadiche sui corpi e le menti delle donne, che saranno –tra l’altro - costrette a sottoporsi a trattamenti ormonali devastanti e a subire coattivamente l’impianto dei tre embrioni “legittimi”;

3.     perché a questi fini sacrifica la laicità dello stato di diritto;

4.     perché è una legge programmaticamente inefficace e destinata inevitabilmente a produrre effetti perversi e discriminatori (turismo riproduttivo, mercato nero dei gameti ecc.)

 

Per contrastare questa legge una delle strade politico-giuridiche praticabili è mostrarne i profili di contrasto con i principi sanciti dalla Carta Costituzionale.

 

A tal fine l’associazione GIUdIT – Giuriste d’Italia invita giuriste e giuristi che hanno già riflettuto e operato sui temi  dell’autodeterminazione e della libertà riproduttiva in relazione alle innovazioni tecnologiche, a discutere e studiare insieme i possibili percorsi argomentativi sugli aspetti di illegittimità costituzionale di questa legge.

 

Secondo noi, infatti, la legge costituisce una inaccettabile aggressione alla libertà e ai diritti fondamentali di donne e uomini. In particolare la legge viola:

a.      il rispetto della dignità, principio che include il riconoscimento della libertà di compiere autonomamente le scelte fondamentali della propria vita personale, tra cui quelle riproduttive;

b.     il diritto di libertà personale;

c.     il diritto alla salute;

d.     il principio di non discriminazione;

e.      il principio di libertà della ricerca scientifica.

 

Ciò detto, riteniamo che altro sia il modo in cui il diritto possa, e debba, intervenire a regolare questa materia. Avvertiamo la necessità di una discussione aperta e ancora da approfondire sugli aspetti nuovi e problematici connessi allo sviluppo delle biotecnologie.

 

Dunque ci sentiamo impegnate a fare in modo che il dibattito politico culturale non resti pietrificato innanzi alla ferocia della pretesa giuridica, ma al contrario proceda con maggiore slancio e coinvolga anche chi è rimasto/a finora silenzioso/a.

    Associazione GIUdIT – Giuriste d’Italia ONLUS

--------------------------------------------------------------------------------------------



DEIANA e DE SIMONE (PRC):FECONDAZIONE, INACCETTABILE VOTO DI COSCIENZA DEL CENTRO SINISTRA.
LEGGE MISOGINA E OSCURANTISTA.

"Restiamo veramente colpite di fronte alla disinvoltura con cui, anche nelle file del centro-sinistra, viene spacciata come legittima scelta di coscienza il voto favorevole a norme oscurantiste e misogine come quelle della legge sulla fecondazione assistita. - è quanto dichiarato dalle deputate di Rifondazione Comunista Elettra Deiana, esponente storica del Movimento femminista, e Titti de Simone, membro della segreteria nazionale di Arci Lesbica - Ci dispiace che al voto bipartisan del Senato abbiano concorso anche esponenti dell'Ulivo, ma non ce ne meravigliamo, tuttavia vogliamo esprimere la nostra forte critica. La coscienza non c'entra proprio nulla con quel voto. È in gioco un principio fondamentale dello Stato democratico, cioè la sua laicità, la capacità o meno di essere garante delle differenze culturali, dei diversi punti di vista su una materia così complessa e delicata come quella che riguarda le scelte di vita ed i comportamenti individuali. Chi pretende di svolgere la funzione di legislatore non può anteporre in questa materia, quando essa viene sottratta all'ambito privato e sottoposta alle norme, la sua coscienza personale al fondamentale principio del rispetto della responsabilità personale e dell'autodeterminazione dei soggetti. È questo - hanno specificato le parlamentari - un principio fatto irrompere sulla scena pubblica dalla soggettività delle donne, dalla forza con cui esse si sono sottratte ai dictat insopportabili dell'etica patriarcale, strettamente intrecciata, in Italia, con quella della Chiesa cattolica. È questa etica di parte che torna a dettare la legge, minando alla radice, col suo occhiuto integralismo, quel processo di civilizzazione delle relazioni sociali e dei rapporti tra i sessi che le donne hanno potentemente contribuito a costruire. L'intera materia è per noi argomento di confronto politico e programmatico per costruire opposizione e alternativa al governo della Casa delle Libertà e - hanno concluso Deiana e De Simone - siamo impegnate a sperimentare ogni iniziativa volta a rimettere in discussione la legge."

-----------------------------------------------------------------------------------
Comunicato Collettivo Peppinabausch
Roma, 4 dicembre 2003
Il 3 dicembre, in Senato, si è riaperta la discussione per l'approvazione di una legge sulla procreazione medicalmente assistita. Sono stati approvati i primi due articoli, che sanciscono il diritto giuridico del concepito (art. 1) e lo stanziamento di un fondo speciale per la ricerca e gli interventi volti a rimuovere le cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità (art. 2). Vogliamo tornare sui contenuti di questa legge oscurantista e sadica di cui non si è parlato ancora abbastanza. Una legge che, così come è stata approvata alla Camera (e a giudicare dal passaggio blindato dei primi due articoli in Senato, verrà promossa definitivamente), impedisce la fecondazione eterologa, sancendo la sacralità del legame consanguineo tra genitori e figlio/a, lega lo status di figlio/a al concetto inviolabile di "famiglia", impedendo a coppie omosessuali e donne singles di ricorrere alle tecniche di fecondazione in vitro. Una legge che impedisce il congelamento degli embrioni, e impone l'impianto contemporaneo di tre embrioni nell'utero materno, con ripercussioni violente sulla salute della madre, ma non solo. Vietando il congelamento e imponendo l'impianto una volta formato l'embrione, stabilisce implicitamente la fecondazione coercitiva per quelle donne che, a embrione formato, abbiano cambiato idea. Allo stesso modo, impedendo la soppressione di embrioni portatori di malattie genetiche o malformazioni, la legge obbliga la madre a essere fecondata anche nel caso che il/la futuro/a figlio/a sia portatore di malattie gravi, fatto salvo, una volta impiantato l'embrione, abortirlo in adempimento alla legge 194. Non occorre sottolineare quanto sadismo fisico e psicologico risieda in una legge che prevede la fecondazione ed il successivo aborto, in nome del "diritto dell'embrione". Inoltre tale diritto, che individua nell'embrione un soggetto giuridico potenzialmente in conflitto con la madre "ospitante", mina fortemente il principio della 194, e sancisce un'aberrazione concettuale secondo cui in un unico corpo, quello della madre, risiedono due persone giuridiche separate, i cui "diritti" possono non coincidere. Secondo questa legge, poi, la sterilità non è considerata malattia, e come tale non gode della copertura del servizio sanitario nazionale, fatto salvo uno stanziamento speciale di fondi.
La legge che verrà approvata in parlamento, se immutata, risulta la più restrittiva e intollerante d'Europa. Le donne più abbienti potranno aggirarla recandosi all'estero, le altre o non potranno ricorrere alla fecondazione assistita, o, se vi ricorreranno, metteranno seriamente a repentaglio la loro integrità fisica e psicologica. Tutto questo a causa dei parlamentari della maggioranza che, in preda ai ricatti della Curia, hanno blindato qualsiasi discussione, prima alla Camera, poi in Commissione Sanità, e per finire in Senato, dove, spalleggiati dai cattolici della Margherita, stanno per varare una legge macellaia e nazista. Dall'altra parte la sinistra illuminata ed il movimento borbottano a mala pena di fronte a provvedimenti che non mettono unicamente in gioco il principio dell'autodeterminazione delle donne, ma rivendicano valori quali la sopraffazione, il sopruso, l'imposizione dell'etica cattolica, la misoginia violenta e punitiva.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare alle nostre assemblee del martedì (ore 21, c/o Spazio Anatagonista Newroz, via Garibaldi 72) per costruire una campagna di opposizione a questa legge ed ai principi che la presiedono.

Collettivo Peppinabausch

-----------------------------------------------------------------------------------

La legge sulla fecondazione assistita apre la strada al riconoscimento giuridico dell'embrione
Un grimaldello contro l'aborto

Una pagina nera della storia della Repubblica. La legge sulla
fecondazione assistita votata al Senato rappresenta un attacco
violento alla libertà delle donne, alla laicità dello Stato, ai
diritti individuali. L'elemento fondativo di questo manifesto
ideologico è quello di aprire un conflitto giuridico con la 194. Del
resto basta leggere i commenti politici di queste ore per rendersi
conto che obiettivo primario è quello di controllare e normare il
corpo delle donne e per questa via scardinare l'impianto della legge 194 e con essa un'intera cultura giuridica e di civiltà che le donne hanno contribuito a costruire informando la concezione dello stato di diritto.
Vogliono mettere le mani sulla legge sull'aborto e trascinare
il paese in un processo involutivo che segnerebbe come primo effetto il primato dello stato etico e il declino definitivo dello stato
laico. L'unica vera ossessione che questa legge rivela è quella di un manifesto revanscismo maschile e oscurantista sull'autodeterminazione delle donne. Questa legge rischia di produrre una serie di effetti sulla 194 che possono concretamente inficiarla, ridimensionarla, se non addirittura riscriverla. Si comincia dai principi fondamentali espressi dall'articolo 1 lì dove si riconoscono i diritti in capo al concepito mettendo sullo stesso piano la donna e una cellula fecondata in una provetta. In questo modo si intende creare appositamente un conflitto su cui poi si fonda l'impianto proibizionista ed oscurantista della legge. E' del tutto evidente il contrasto aperto dall'articolo 1 della legge sulla fecondazione assistita e l'articolo 1 del codice civile che invece afferma che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. Qui invece si apre la strada al riconoscimento giuridico dell'embrione, battaglia storica delle gerarchie vaticane. Attraverso questo grimaldello rappresentato dal riconoscimento dei diritti del concepito questo schieramento trasversale non ha bisogno di ricorrere  ad una battaglia frontale per modificare la 194; basterà un semplice ricorso al pretore contro qualsiasi donna che voglia ricorrere all'interruzione di gravidanza ed una conseguente sentenza contro la volontà della donna, per spalancare le porte ad una sospensione di fatto dell'applicazione della 194.
Il conflitto tra questa legge e quella sull'interruzione di gravidanza è sotto gli occhi di tutti perché rischia di capovolgere l'impianto culturale e giuridico della 194, cioè quello fondato sull'autodeterminazione della donna sulla maternità e sul primato del diritto alla salute. L'articolo 1 della legge 194 recita infatti che
lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e
responsabile, il valore sociale della maternità e tutela la vita
umana dal suo inizio. Abrogare la legge sulla fecondazione assistita è dunque obiettivo prioritario. I nostri avversari politici in
parlamento e nel paese sanno bene che una proposta di revisione della 194 può essere un terreno scivoloso su cui hanno già perso una volta e possono tornare a perdere. Ma come dimostrano le dichiarazioni di Monsignor Tonini le gerarchie vaticane non rinunceranno a sollecitare in questa direzione il centrodestra. Le donne quindi sono più che avvertite, devono ritornare al conflitto, difendere i diritti conquistati e proporre un avanzamento. La 194 è frutto di un grande movimento che le donne hanno saputo costruire nel paese per un progresso di civiltà e del diritto. E' stata una conquista per la libertà di tutti a cui ha contribuito anche tanta parte di mondo cattolico che, oggi come allora, difende il primato della laicità dello Stato. E' necessario oggi fermare questa deriva oscurantista ricostruendo un movimento in grado di orientare l'opinione pubblica, disobbedire a questa legge e difendere la 194. Le donne, le tante soggettività politiche e culturali diffuse nel paese sono chiamate oggi come allora ad essere promotrici di questa battaglia politica e culturale capace di far vincere l'opinione prevalente a difesa dei diritti individuali della laicità dello Stato dell'autodeterminazione e della libertà femminile. Insomma è proprio il caso di dire adesso basta.
Titti De Simone
da Liberazione venerdì 12 dicembre 2003

------------------------------------------------------------------------------------------

Nota stampaARCIDONNA onlus
Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara 19, Roma tel. 0668136010
FECONDAZIONE ASSISTITA: LE DONNE CONTRO LA NUOVA LEGGE

Roma, 10 dicembre 2003  - Arcidonna apprende con sconcerto l¹approvazione in Senato dell¹art. 4 della legge sulla fecondazione assistita, nonostante i più autorevoli esponenti del mondo scientifico, fra i quali il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, abbiano denunciato i pericoli degli effetti che questa legge produrrà.

"Con questo voto viene sconfitta la laicità dello Stato, ­ sostiene Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna - viene negata la libertà di coscienza e viene, soprattutto, incentivato il turismo della fecondazione all¹estero. L¹Italia così si allontana sempre più dal resto dell¹Europa".

"Tra l¹altro" continua Valeria Ajovalasit,  "la nuova legge istituisce un¹ulteriore discriminazione nei riguardi delle donne. Le più abbienti per diventare madri potranno recarsi tranquillamente all¹estero, nei tanti paesi della comunità europea che offrono regole meno restrittive delle nostre sulla fecondazione assistita. Le altre, quelle costrette a restare in Italia, dovranno sottoporsi a più interventi terapeutici a scapito della propria salute".

E non è vero" aggiunge la Ajovalasit "come ho letto in qualche dichiarazione che le donne in merito ai problemi della fecondazione assistita sono divise: su questo punto sono assolutamente unite".

Arcidonna in occasione delle prossime elezioni europee ricorderà agli elettori le posizioni conservatrici che la maggioranza dei rappresentanti del nostro Parlamento hanno tenuto in un dibattito così importante.

puoi trovare altro su
http://www.italy.indymedia.org/features/sex/#1149

materiali

legislazione

centri antiviolenza

 DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA

consultori a Roma

rassegna stampa

contraccezione e aborto

LINKS

 

site search by freefind advanced


 

Via Rosina Anselmi 41 00139 Roma 0687141661

Puoi sostenere le attività del Centro Donna L.I.S.A.  inviando un contributo a  Ass. Donne in Genere O.N.L.U.S. IBAN  IT97 H062 8003 2050 0000 3010 136 

Donne in Genere è una O.N.L.U.S.Ogni contributo in suo favore e' detraibile ai sensi dell'art. 13 del D.Lgs 4/12/97 n. 460 O.N.L.U.S.