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Violenza contro le donne in Germania: alcuni risultati del primo studio su campione rappresentativo promosso dal Ministero della famiglia degli anziani delle donne e dei giovani (2004)

di Elisabetta de Costanzo

 

Mobbing, bullying, harassement, stalking…i legislatori, le scienze dell’uomo e della società negli ultimi anni vanno codificando in maniera differenziata le forme di violenza sul posto di lavoro, a scuola, nella sfera privata, delle quali sempre più si va prendendo coscienza per la gravità dei danni causati, nonostante i modi spesso – almeno inizialmente – non appariscenti, con i quali le aggressioni si manifestano. Nei primi due contesti la normativa europea – lentamente recepita dagli Stati dell’Unione - prevede la corresponsabilità del superiore, di chi è preposto all’istruzione, alla tutela di chi venga colpito dal fenomeno. Così, per es., un caporeparto che assista senza intervenire alle angherie inflitte a un suo subalterno dai colleghi è perseguibile per legge. Con questo coinvolgimento si prospetta, fra l’altro, la possibilità di sottrarre le vittime all’isolamento, al silenzio che, in genere circonda le forme di violenza recentemente codificate. Questa prospettiva resta, invece, per lo più preclusa alle vittime delle più note e primordiali forme di violenza: la violenza fisica e la violenza a sfondo sessuale contro le donne. Come indicano i risultati della prima ricerca su campione (10.624 persone) rappresentativo della popolazione femminile in Germania (BMFSFJ, 2004: Lebenssituation, Sicherheit und Gesundheit von Frauen in Deutschland), la maggior parte delle vittime di queste violenze resta sola con il proprio dramma. Gli aggressori appartengono prevalentemente alla cerchia ristretta dei familiari, partner/ex-partner: rispettivamente 50% nel caso di violenza fisica e 49% nel caso di violenza a sfondo sessuale; familiari: 30% e 10%, o dei conoscenti (amici, vicini): 12% e 20%. Denunciare gli episodi comporta quindi l’esposizione ad ulteriori conflitti nella sfera privata, non di rado a ritorsioni e, quando gli  aggressori concorrono al bilancio domestico, all’erosione di parte del sostentamento in caso di condanna, giacchè questa consiste, spesso, in una pena pecuniaria. Anche l’ambiente di lavoro, di studio, di formazione non è, però, sicuro al 100%: in questo contesto, infatti, ha subito violenze fisiche il 16% delle intervistate, mentre il 12% è stato qui vittima di violenze a sfondo sessuale.

In Germania numerose donne (37%) hanno subito, a partire dal 16. anno di età, violenze fisiche (per lo più reiterate), venendo, fra l’altro, prese a schiaffi (48%) e a calci (42%), sottoposte a torsioni dolorose delle braccia (29%), percosse con i pugni (17%), picchiate (16%), colpite con oggetti contundenti (12%), minacciate con armi (10%), ecc. Meno di un quinto (18%) delle vittime di tali violenze fisiche si è rivolto a centri medici per farsi curare, benché il 55% abbia riportato lesioni corporali di varia gravità (dalle contusioni alle fratture ossee). Il 16% ha invocato l’aiuto della polizia e solo l’11% ha sporto denuncia.

Il 13% delle intervistate ha subito, a partire dal 16. anno di età, episodi di violenza a sfondo sessuale corrispondenti ai delitti individuati e puniti dalla legge tedesca in questa rubrica: in primo luogo stupri (52% ), contatti fisici estorti con la forza (51%), tentati stupri (41%), costrizione a pratiche sessuali indesiderate (29%) e ad atti pornografici (10%). Se nella definizione di questo genere di violenza venissero incluse anche le molestie sessuali più gravi, la percentuale delle vittime salirebbe peraltro al 34%. Qui la riluttanza a render note le aggressioni, cercando aiuto e/o denunciando i violentatori è ancor più evidente che nel caso delle violenze fisiche: solo il 12% si è rivolto a centri medici, benché il 44% delle vittime abbia riportato lesioni. L’8% ha coinvolto la polizia e appena il 5% ha sporto denuncia.

La maggior parte delle vittime delle due categorie di violenza, fisica (64%) e sessuale (79%), rivela una forte compromissione dell’ equilibrio psico-fisico, particolarmente nel secondo caso, con distrubi più marcati nella sfera della sessualità e dei rapporti con gli uomini, con tendenze alla perdita dell’autostima e all’autocolpevolizzazione. Oltre ai danni fisici, le vittime manifestano sintomi, quali - fra l’altro - fissazione del pensiero sugli eventi traumatici (rispettivamente 60% e 50%), pulsioni di rivalsa o di rabbia (42% vs. 34%), deterioramento dell’autostima (36% vs. 43%), depressione (37% e 36%), disturbi del sonno e incubi (31% e 27%), ansia accentuata (25% e 24%), sensi di colpa e vergogna, (16% vs. 38%), problemi nelle relazioni con gli uomini (15% vs. 34%) e con le altre persone in generale (19% e 27%), problemi con la sessualità (11% vs. 31%), difficoltà di concentrazione e apatia (13% e 11%). Il 6% ca. delle vittime dei due tipi di violenza coltiva idee suicide e si ammala più facilmente, il 7% accusa distrubi alimentari e il 7-8% ha problemi sul lavoro.

Da questo quadro di sofferenza psicofisica non si discosta molto quello riscontrabile nelle vittime di altre forme di vessazione studiate nella ricerca. Più della metà delle intervistate (58%) dichiara di aver subito molestie a sfondo sessuale, di essere, cioè, stata sottoposta a palpeggiamenti, baci, accostamenti fisici e ad approcci a sfondo sessuale indesiderati, alla visione di materiale pornografico o di performance esibizioniste, a commenti offensivi sul proprio aspetto o sulla sfera privata, ad allusioni o a minacce a sfondo sessuale, a molestie per telefono, per email, per lettera,ecc. Buona parte (56%) delle vittime di questi comportamenti presenta indici di sofferenza psico-fisica analoghi a quelli dell’uno o dell’altro gruppo summenzionato, manifestando, peraltro, pulsioni di rivalsa o di rabbia più marcate (49%), in concomitanza con una minore incidenza di sintomi depressivi (27%) e di pensieri suicidi (5%).

Più diffuse e gravi appaiono, d’altro canto, le ricadute delle violenze psichiche sulla salute delle vittime (42% del campione). Buona parte dei comportamenti che nella ricerca individuano queste violenze sono riconducibili a categorie comprese negli inventari utilizzati per registrare il mobbing. Si tratta di offese, minacce, maldicenze, umiliazioni, costrizioni, isolamento sociale e dileggio: tutti comportamenti che, come suggeriscono gli studi sul mobbing, se attuati a lungo e di frequente, inficiano gravemente la salute psico-fisica delle vittime. In sintonia con questi risultati, ben l’83% delle donne colpite presenta un’incidenza complessivamente significativa dei sintomi, particolarmente accentuata in riferimento alla fissazione del pensiero sugli eventi traumatici (69%), al deterioramento dell’autostima (55%), alle pulsioni di rivalsa o di rabbia (50%) e alla depressione (46%). I disturbi del sonno e gli incubi (33%) ricorrono in misura analoga a quella degli altri gruppi, mentre più diffuse sono le difficoltà sul lavoro (20%) e di concentrazione (26%) così come la tendenza ad ammalarsi (16%). Anche i disturbi alimentari hanno qui maggiore incidenza (10%).

In sintesi, tutte le forme di violenza esaminate nella ricerca provocano forti ricadute psicosociali sulle vittime: ai disturbi sin qui menzionati per sommi capi si aggiungono cambiamenti sussumibili alla categoria psicologica degli “eventi critici della vita”, che, essendo di per sé fonte di stress, vanno ulteriormente a gravare sulle donne, quali la separazione o il divorzio dal partner (anche quando non coincide con l’aggressore), il trasferimento, la perdita del lavoro, l’apertura di crisi personali tanto gravi da richiedere interventi terapeutici. L’incidenza di tali eventi è accentuata non solo nel caso di violenze fisiche e sessuali, ma anche nel caso di violenze psichiche.

Dalla ricerca condotta in Germania risulta, poi, che i contesti nei quali matura e si scatena la violenza contro le donne non presentano peculiarità in relazione al ceto sociale, al grado d’istruzione o alla situazione lavorativa delle persone coinvolte. I principali fattori di rischio sono invece riconducibili da un lato all’esposizione delle vittime a violenza durante l’infanzia nella propria famiglia d’origine e, d’altro lato, all’attualità di una situazione di separazione o di divorzio dal partner. Per le donne che da bambine o da adolescenti sono state testimoni di violenze fra i propri genitori il rischio di subire, a partire dal 16. anno di età, violenze da parte del proprio partner è, infatti, d’entità doppia a paragone con le altre donne. Tale rischio si triplica per le donne che hanno subito durante l’infanzia e l’adolescenza violenze da parte di chi si occupava di loro. Specificamente in relazione alla violenza a sfondo sessuale, a prescindere dall’identità dell’aggressore, che in questo caso non è necessariamente il partner, risulta, poi, che il rischio per coloro che sono state violentate durante l’infanzia e l’adolescenza è di quattro volte maggiore a paragone con le altre donne. Questi dati confermano, insomma l’importanza della tutela dell’infanzia da ogni forma di violenza – subita direttamente oppure osservata – anche dal punto di vista della prevenzione di forme di vittimizzazione che perpetuano l’esposizione alla violenza. I dati evidenziano, poi, che non solo l’incidenza, ma anche la gravità delle violenze fisiche e sessuali subite ad opera di partner o ex-partner è significativamente più elevata nel gruppo delle donne divorziate o separate. Rispetto all’incidenza di atti di violenza da parte del partner/ex partner (13%), rilevata fra donne che in precedenza non hanno vissuto esperienze di separazione, fra le donne con una o due separazioni alle spalle la percentuale corrispondente giunge al 33%, per salire al 50%-64% con la crescita di tali esperienze. E spesso basta manifestare l’intenzione di separarsi a innescare l’escalation.

I risultati della ricerca condotta in Germania sono solo in parte raffrontabili con quelli di altri studi europei. In Italia un rilevamento su campione di analoghe dimensioni (20.064 interviste) condotto dall’ISTAT non prospetta, comunque, orizzonti più rosei: se in Germania l’incidenza della violenza a sfondo sessuale nei rapporti di coppia stabili è del 7%, nel Bel Paese la percentuale degli stupri ad opera del partner o del convivente era, nel 1998, del 15%.

 

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