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Il manifesto
NEL CORTEO
«In casa non ci stiamo È un
posto pericoloso»
Diecimila e tante immigrate
Marina Zenobio
ROMA
Mentre il corteo contro la
violenza maschile sulle donne - voluto per il secondo
anno da Sommose, rete nazionale di femministe e lesbiche
- parte da Piazza Esedra, dal camion delle
organizzatrici si danno i numeri. Solo l'anno scorso, da
uno studio della Casa internazionale delle donne di Roma
e Bologna, emerge che in Italia, a causa di violenze
perpetrate dagli uomini, sono state uccise 126 donne,
nella maggior parte dei casi vittime di mariti fidanzati
o ex. In pratica ogni tre giorni in Italia una donna
muore per le violenze subite da un uomo. «La politica e
le istituzioni ne fanno un problema di ordine pubblico e
di decoro urbano - gridano le Sommosse che protestano
anche contro il ddl sulla prostituzione promosso dal
ministro Carfagna - le politiche securitarie del governo
ci vogliono dentro casa ma la casa è il luogo più
pericolo per le donne».
Non sono le 150 mila dell'anno scorso, forse 10 mila e
molte giovani, ma per Emma del Centro antiviolenza
Donnalisa di Roma - 70 anni, la maggior parte dei quali
passati nel movimento - i numeri non sono importanti.
«La rappresentatività di tutte le strutture c'è e,
comunque, il percorso che stiamo facendo non è legato
solo a questa giornata ma alle tante iniziative che da
un anno si stanno sviluppando localmente». La novità di
questa manifestazione sta nel «Dire» (Donne in rete
contro la violenza) neonata Associazione nazionale dei
Centri antiviolenza presenti con il loro striscione, 49
centri attivi in quasi tutte le regione italiane. Da
Latina c'è il Centro donna Lilith che denuncia
problematiche di tipo economico e di tutela per le donne
che trovano il coraggio di denunciare e che vogliono
uscire da una condizione di violenza, per la maggior
parte dei casi intrafamiliare. «Andiamo avanti con
contributi regionali e provinciali ma non sono
sufficienti. Ogni mese - dicono - al centro assistiamo
200 donne e nella casa rifugio che gestiamo dal 2003
ospitiamo circa 11 donne e 15 minori vittime di violenza
assistita», un'altra forma di abuso di cui si parla poco
ma che ben ci descrive Rossella che si avvicina per dire
«io, da bambina, ho dovuto assistere alle violenze di
mio padre su mia madre. Ne ho ricordo da quando avevo 5
anni. Ora ne ho 50 in più ma quell'esperienza ha
condizionato tutta la mia esistenza».
Al Centro antiviolenza Erinna di Viterbo - che va avanti
con un finanziamento provinciale - si rivolgono circa
100 donne l'anno «C'è bisogno di una casa rifugio per
proteggere le donne che si rivolgono a noi ma non ci
hanno approvato il progetto». Passando accanto allo
spezzone di donne femministe e lesbiche chiediamo a
Monica il perché di questa necessità di aggiungere,
sempre, la parola lesbica. «E' una questione che
attraversa questo movimento da quando è nato. Bisogna
dire che viviamo in un mondo in cui quello che non viene
nominato non ha esistenza, è chiaro quindi che chi vive
una soggettività differente da quella stabilita dalla
norma ha una esigenza non soltanto politica ma
esistenziale di nominarsi. Questo è un movimento che
dopo tanto tempo ha dato la possibilità alle lesbiche di
nominarsi accanto alle femministe e alle donne. Poi se
le femministe lesbiche sono donne o non lo sono e per
quale motivo si nominano accanto alle donne è una
riflessione più complicata e che ci attraversa, è ancora
in corso». Anche le «Donne in onda», universitarie
mobilitate nelle proteste contro i tagli alla ricerca,
hanno deciso di unirsi alla protesta contro la violenza
maschile. Perché «la legge 133 e la riforma Gelmini -
afferma Ludovica di giurisprudenza - hanno degli effetti
collaterali che riguardano principalmente le donne, le
ricercatrici precarie sono sempre più donne, le maestre
che verranno licenziate sono donne».
Molte anche le donne migranti, concentrate soprattutto
dietro lo striscione di Action-A che, con le loro
musiche, danze e i tipici copricapo, hanno colorato
l'evento terminato a piazza Navona, con un dj-set
musicale e l'arrivederci alla prossima assemblea
nazionale di Sommosse.
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L’unità
Donne in piazza contro la violenza: «indecorose e libere»
“Donna prima che figlia, donna prima che moglie, donne prima che madre, donna
prima che sia tardi”: recita così uno dei cartelli portati dalle tante ragazze
che animano il corteo contro la violenza sulle donne, a Roma. “Ti lamenti, ma
che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti” è invece il ritornello
della canzone più trasmessa dal carro in testa al corteo, una canzone della
tradizione siciliana, che narra il dialogo tra Gesù e i due ladroni crocifissi
vicino a lui, riadattata per l'occasione.Un centro anti-violenza espone invece
uno striscione con la scritta “La violenza sulle donne ha molte facce”, e le
facce sono quelle dei ministri Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti,
Calderoli; del premier Berlusconi e di papa Ratzinger.È partito da piazza della
Repubblica diretto a piazza Navona, il corteo “in rosa” organizzato dalla Rete
nazionale di femministe e lesbiche in vista della Giornata Mondiale per
l'eliminazione delle violenza sulle donne, indetta per il 25 novembre.Secondo
un'indagine Istat dello scorso anno la violenza sulle donne riguarda in Italia
quasi 7 milioni di persone. Le donne manifestano anche contro il ddl sulla
prostituzione promosso dal ministro Carfagna e il decreto sulla scuola del
ministro Gelmini. Lo striscione alla testa del corteo recita “Indecorose e
libere”. Elettra Deiana, ex deputata del Prc, si dice convinta che i tempi sono
maturi per «riportare alla luce il grande tema della violenza sulle donne. Non
tutti sanno che ogni 3 giorni una donna viene uccisa e che nella maggior parte
dei casi succede all'interno delle famiglie a cura dei partner, dei fidanzati,
dei mariti».La Casa Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna ha infatti
diffuso, durante la manifestazione, lo studio da cui emergono questi dati; in
particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze
perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i
conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli
sconosciuti.
22 Nov 2008
La repubblica
Roma il corteo organizzato dalla Rete
nazionale di femministe e lesbiche
Donne in piazza contro la violenza
"Difendiamo i nostri diritti"
Contestati il progetto Gelmini e il ddl
Carfagna sulla prostituzione
ROMA - In piazza "contro
la violenza degli uomini". Migliaia di donne, oltre 50 mila secondo le
organizzatrici, hanno partecipato oggi a Roma alla manifestazione indetta dalla
Rete nazionale di femministe e lesbiche. Stando ai dati della Casa
internazionale delle donne di Roma e di Bologna, ogni tre giorni in Italia una
donna muore per le violenze subite da un uomo. In particolare, nel 2007 sono
state uccise 126 donne: 44 dai mariti, 11 dai fidanzati o dai conviventi, nove
dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, dieci dai figli e 14 da sconosciuti. I
dati si aggiungono a quelli di un'indagine Istat dello scorso anno, secondo la
quale quasi sette milioni di donne sono state vittime di violenza. La maggior
parte (oltre sei milioni) ha subito aggressioni dal partner.
La manifestazione, che precede la Giornata mondiale per l'eliminazione delle
violenza sulle donne, il 25 novembre, è stata anche l'occasione per protestare
contro il ddl sulla prostituzione a firma del ministro Carfagna ("criminalizza
le prostitute e impone regole di condotta per tutte; invece siamo tutte
indecorosamente libere") e contro il progetto di scuola del ministro Gelmini
("autoritario e razzista").
Il corteo è partito intorno alle 15 da piazza della Repubblica e si è diretto
verso piazza Navona, attraversando le vie del centro. "Indecorose e libere
contro la violenza maschile", era scritto sullo striscione alla testa. E sugli
altri: "Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta... e adesso non li
vogliamo più", "Nella casa del 'Mulino' si nasconde l'assassino", "Ma non lo
puoi usare solo per pisciare?".
Arrivate a piazza Navona, alcune manifestanti hanno parlato ai microfoni prima
di improvvisare un concerto. Durante il corteo, a cui si sono aggiunti man mano
gruppi di manifestanti, ha anche sfilato un furgone con una piovra gigante con
dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle
donne. Tra gli striscioni, anche la scritta "La violenza sulle donne ha molte
facce" e, sotto, i volti di Berlusconi, del Papa e di alcuni ministri del
governo.
"Siamo soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in piazza
a Roma attraverso il passaparola. Il nostro è un movimento che si inserisce
nella protesta trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla
riforma Gelmini, che danneggia soprattutto le donne" ha commentato Monica,
dell'assemblea romana di femministe e lesbiche.
Il corteo era diviso in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza.
Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel
corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso
anno, hanno sfilato in coda.
(22 novembre 2008)
corriere della sera
Nel 2007 sono state 126
gli omicidi, commessi in 44 casi dai mariti e 11 da fidanzati
Violenza degli uomini sulle
donne:
Ogni 3 giorni c'è una nuova vittima
I dati di uno studio
presentato durante la manifestazione nazionale di Roma promossa da femministe e
lesbiche
ROMA -
Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. È
il dato che emerge da uno studio della Casa Internazionale delle Donne di Roma e
di Bologna, che ha diffuso le statistiche durante la manifestazione nazionale di
femministe e lesbiche contro la violenza degli uomini, che ha visto migliaia di
donne (ma anche qualche gruppo di uomini) sfilare per le vie della Capitale. In
particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze
perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i
conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli
sconosciuti.
IL CORTEO -
Alla manifestazione romana hanno partecipato
migliaia di persone (50 mila secondo i gruppi che l'hanno organizzata),
soprattutto donne e di ragazze accorse da tutta Italia, che hanno sfilato per il
centro della città dietro uno striscione con la scritta: «Indecorose e libere».
Ma molti altri striscioni hanno accompagnato il lungo serpentone, che ha visto
tra l'altro il ritorno di vecchi slogan del movimento femminista. Il corteo,
organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche in vista della
giornata mondiale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre, è
partito da piazza Esedra per arrivare a piazza Navona attraversando il cuore
della Capitale
CARFAGNA E GELMINI NEL MIRINO - Le manifestanti hanno protestato anche
contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro delle Pari opportunità,
Mara Carfagna, e contro il progetto di riforma della scuola del ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. In fondo al corteo, composto da
femministe, lesbiche, trans e studentesse universitarie, anche gruppi di
manifestanti misti di uomini e donne. Tra gli striscioni, le scritte
«Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta...e adesso non li vogliamo
più», «Nella casa del "Mulino" si nasconde l'assassino» e perfino un sarcastico
«Ma non lo puoi usare solo per pisciare?».
22 novembre 2008
Il messaggero
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Corteo contro la violenza sulle donne
Le organizzatrici: siamo più di 50mila |
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ROMA (22 novembre) - "Indecorose e libere contro la violenza maschile".
Con questo striscione si è aperta la manifestazione a Roma in occasione
della Giornata contro la violenza sulle donne che si celebrerà il
25 novembre. «Siamo più di 50 mila», hanno detto le organizzatrici che
ieri avevano preannunciato di puntare a quota 150mila, come la
partecipazione registrata alla manifestazione dell'anno scorso.
La
manifestazione, organizzata dalla
Rete
nazionale di femministe e lesbiche,
è partita da piazza della Repubblica, attraversando via Cavour, via dei
Fori Imperiali e via delle Botteghe Oscure, per poi arrivare a piazza
Navona.
Le
manifestanti
suddivise in spezzoni: femministe, lesbiche e centri
antiviolenza, mentre in coda spazio anche per gli uomini, la cui
presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della
mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso
anno. Nel corteo anche un furgone con una piovra gigante con dei
tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle
femministe. Musica durante la manifestazione al ritmo di Malarazza
cantata da Ginevra di Marco e di Le streghe son tornate nella
versione delle Bambole di Pezza. A piazza Navona musica e le
testimonianze di alcune donne.
La protesta.
Sono scese in piazza anche per protestare contro il ddl sulla
prostituzione promosso dal ministro Carfagna e il progetto di scuola del
ministro Gelmini. Nel corteo c'è anche un gruppo di studentesse
universitarie, da mesi mobilitate contro i tagli alla ricerca.
Tra gli
striscioni:
"Cenerentola, Biancaneve, Barbablù c'erano una volta...e adesso non lo
vogliamo più", quello appeso al collo di una donna "Sono stata vittima
di un padre pedofilo rimasto impunito" e quello con la scritta "La
violenza sulle donne ha molte facce" che sotto riportava i volti del
Premier, del Papa e di alcuni ministri del Governo.
Da tutta
Italia.
«Siamo comunque soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono
arrivate in piazza a Roma attraverso il passaparola - ha commentato
Monica, della rete nazionale dell'assemblea romana di femministe e
lesbiche - il nostro è un movimento che si inserisce nella protesta
trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla riforma
Gelmini, che danneggia soprattutto le donne». Le organizzatrici hanno
ribadito che il «corteo è autorganizzato e apartitico».
Dati sulla
violenza contro le donne.
La violenza perpetrata dagli uomini contro le donne rimane una delle
prima cause di mortalità femminile sotto i 50 anni. Ogni tre giorni in
Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo secondo uno
studio della Casa internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che
ha diffuso le statistiche durante la manifestazione. In particolare, nel
2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli
uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi,
nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.
Ieri sulle
scalinate del Campidoglio performance-lampo una
decina di donne di varie associazioni di femministe e lesbiche: vestite
con un abito bianco che ricordava quello matrimoniale, con tanto di
velo, mostravano false ecchimosi, cerotti e sangue dipinto sul volto. |
Marzia
Bonacci, 22 novembre 2008, 23:06
La rete
nazionale femministe e lesbiche è scesa in piazza nella capitale per dire basta
alla violenza di genere. Un fiume colorato e danzante che ha visto la
partecipazione di 50mila donne, senza distinzione di razza ed età perchè il
fenomeno è trasversale, ma richiede una risposta politica e una rivoluzione
culturale
Avanzano ballando. Avanzano cantando. Ciascuna
con la sua storia: personale sicuramente, forse anche politica. Ma quest'ultimo
aspetto è secondario, superfluo, bandito: in questa piazza di donne per le donne
non c'è spazio per le specifiche di partito e per le confraternite politiche.
Come non esiste la differenza, anzi le differenze. Ceto, razza, provenienza
geografica, qualifica professionale, età: tutto è azzerato, cancellato, sospeso.
Quello che conta è il genere ed il genere è quello femminile, sceso tra le
strade della capitale per dire basta alla violenza maschile. Per ricordare a
padri, fratelli, mariti, compagni che nella maggioranza dei casi sono loro a
rendersi protagonisti della violenza psicologica, fisica, sessuale verso le loro
figlie, sorelle, mogli, compagne. Non lo straniero in strada, bensì il parente
dentro le mura domestiche è il soggetto principale del maltrattamento,
dell'abuso, dell'intimidazione. Perché, come recita uno degli striscioni, "Nella
casa del Mulino si nasconde l'assassino".
Anche se l'alibi del diverso è a buon servizio
della politica, soprattutto di destra, come clava da usare per giustificare le
misure repressive e antidemocratiche. Lo stesso alibi del diverso che può,
versatilmente, essere utilizzato dall'uomo come scusante per evitare di guardare
dentro di sé, nel fondo oscuro di una ferocia che pone problemi culturali,
sociali, storici, psicologici. Troppo italici per essere affrontati
evidentemente. Troppo nostri per essere presi di petto.
La loro argomentazione, infatti, è che il
fenomeno della violenza di genere non può essere affrontato come questione di
ordine pubblico. Va bene perseguire con la legge, severamente, chi si macchia
dei reati verso le donne, ma soprattutto bisognerebbe riconoscere il carattere
politico che essi portano con sè, laddove per politica si intende un nodo fatto
di tanti fili: cultura, storia, vissuto, società, pensiero dominante. Infatti
quello che chiedono, ne sono coscienti, "è tutto", cioè che "il patriarcato deve
essere distrutto". Lo scandiscono a chiare lettere non solo femministe
consapevoli ma anche donne comuni, ragazze (tante per altro), studentesse,
lavoratrici, lesbiche. Patriarcato è infatti un'espressione che raccoglie in sé
questa stanchezza femminile verso una società in cui a dominare è ancora un solo
sesso, protagonista nel bene e soprattutto nel male, come dimostrano i dati
sulla vessazione e il maltrattamento.
Lo sanno bene le donne, secondo l'organizzazione
50mila, che hanno preso parte al corteo di oggi a Roma contro la violenza di
genere che le vede vittime. Ad aprire il coloratissimo e vivace fiume femminile,
lo striscione "Indecorose e libere. Contro la violenza maschile". Un
appuntamento organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche,
autoconvocatesi in vista del 25 novembre, giornata mondiale dedicata alla piaga
dell'abuso e del maltrattamento sulle donne. Un fenomeno, ricordano le stesse
partecipanti, che non ha colore di pelle né discrimine sociale e culturale:
democraticamente trasversale colpisce tutte e a tutte le latitudini, geografiche
e simboliche.
"La violenza sulle donne ha mille facce" è
infatti la scritta che campeggia su un grande cartellone dove sotto compaiono
ministri e politici: da Berlusconi a La Russa passando per Carfagna e Gelmini.
Non trascurando, ovviamente, il Papa. Il Vaticano, insieme ai volti della
maggioranza di governo, è un bersaglio costante dei cori critici: aborto,
fanatismo, negazione dei diritti alle coppie di fatto sono i capi di imputazione
che le donne indirizzano verso Oltretevere. E siccome queste donne sono anche
lavoratrici, la questione dell'istruzione e dell'attacco alla formazione
pubblica è un tema altrettanto sentito, soprattutto quando i provvedimenti presi
affossano il diritto allo studio seguendo il crinale scivoloso del razzismo e
dell'autoritarismo. Bocciano dunque l'esecutivo, compreso il ddl della ministra
alle Pari Opportunità in materia di prostituzione: criminalizza e reprime le
vittime, lascia impunito chi le sfrutta.
Il serpentone, articolato in tre spezzoni che
raccoglievano femministe, lesbiche, centri antiviolenza, ha lasciato piazza
della Repubblica intorno alle 15 per convergere a piazza Navona, dove in serata
è stata organizzata una festa. Ma la festa in verità ha contraddistinto tutto il
corteo, come spirito e come respiro umano: si cammina giù per via Cavour e i
Fori Imperiali senza smettere un attimo di cantare e di ballare, con cani e
figli al seguito. I mariti, i fidanzati, i padri, i fratelli li hanno lasciati a
casa, tanto che quei pochi che si affacciano in piazza, osando fare capolino fra
di loro, sono invitati dalle organizzatrici a mettersi alla fine del corteo.
Questo sabato pomeriggio di novembre è il loro: sono le donne protagoniste
perché sono le donne ad essere vittime.
In questo procedere a passo di danza alternando
il canto, c'è condensato ciò che loro stesse sono, quella forza che anche nelle
difficoltà sa dare prova di vitalità. "Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu
bastuni e tira fori li denti" è il ritornello più cantato e più sentito, frutto
della rivisitazione di una canzone siciliana, a riprova che sono consapevoli che
per porre fine al fenomeno c'è solo la loro ribellione e la loro lotta.
Insostituibili nella partita di cui sono protagoniste come vittime. Senza di
loro, non c'è rivoluzione culturale che si possa attuare. Senza rivoluzione
culturale non c'è fine della violenza, sessuale e psicologica. Loro devono
denunciare gli abusi e i maltrattamenti, loro devono imporre che ad essi si dia
una risposta. Non securitaria, ma appunto politica.
Perché, numeri alla mano, c'è da rabbrividire.
Quasi sette milioni di donne tra i 16 ai 70 anni subiscono violenza fisica o
sessuale nel corso della vita (circa il 31,9% della classe considerata). Cinque
milioni hanno subito violenza sessuale (23,7%), quasi quattro milioni violenze
fisiche (circa 18,8%). Quasi un milione e mezzo ha subito stupro o tentativo di
stupro prima dei 16 anni. Il 24,7% ha subito almeno una violenza fisica o
sessuale dal partner e altrettanto da un altro uomo. Quattordici milioni è il
totale delle donne che hanno subito violenza o un abuso nel corso della vita.
Secondo la Casa internazionale delle Donne di Roma e Bologna in Italia sono
state assassinate 126 donne durante il 2007, di queste 44 sono state uccide dai
mariti, 11 dai fidanzati o conviventi, 10 dai figli e 14 da sconosciuti. Un dato
confermato dall'Istat a cui va aggiunto il crescente fenomeno di stalking,
molestie ripetute da parte di ex fidanzati o mariti che coinvolge oltre due
milioni di donne e per cui è in corso di discussione in Commissione Giustizia
alla Camera un ddl. Secondo l'Istat nel 54% dei casi le donne abusate non
denuncia quanto subito. Non è poco per scendere in piazza e manifestare con
rabbia.
Ansa
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CORTEO ROSA
A ROMA IN DIFESA DIRITTI, UNA MORTE OGNI TRE GIORNI |
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ROMA - Hanno sfilato in migliaia per le strade del centro della
capitale "contro la violenza degli uomini". Femministe, lesbiche,
studentesse universitarie e altre ragazze hanno ballato e
manifestato con striscioni, intonando cori a ritmo di musica per
rivendicare i loro diritti. "Siamo più di 50 mila", hanno detto le
organizzatrici che ieri avevano preannunciato di puntare a quota
150mila, come la partecipazione registrata alla manifestazione
dell'anno scorso. Arrivate a piazza Navona, alcune manifestanti
hanno parlato ai microfoni prima di improvvisare un concerto.
Durante il corteo, a cui si sono aggiunti man mano gruppi di
manifestanti, ha anche sfilato un furgone con una piovra gigante con
dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei
diritti delle femministe. Tra gli striscioni, anche la scritta "La
violenza sulle donne ha molte facce" e sotto i volti del Premier,
del Papa e di alcuni ministri del Governo. "Siamo comunque
soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in
piazza a Roma attraverso il passaparola. Il nostro è un movimento
che si inserisce nella protesta trasversale di questo paese e
appoggia le contestazioni alla riforma Gelmini, che danneggia
soprattutto le donne", ha commentato Monica, della rete nazionale
dell'assemblea romana di femministe e lesbiche.
Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da
un uomo. E' il dato che emerge da uno studio della Casa
Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che ha diffuso le
statistiche durante la manifestazione nazionale di oggi a Roma di
femministe e lesbiche contro la violenza degli uomini. In
particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle
violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i
fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10
i figli e 14 gli sconosciuti |
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