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«In casa non ci stiamo È un posto pericoloso»
Diecimila e tante immigrate
Marina Zenobio
ROMA

 
Mentre il corteo contro la violenza maschile sulle donne - voluto per il secondo anno da Sommose, rete nazionale di femministe e lesbiche - parte da Piazza Esedra, dal camion delle organizzatrici si danno i numeri. Solo l'anno scorso, da uno studio della Casa internazionale delle donne di Roma e Bologna, emerge che in Italia, a causa di violenze perpetrate dagli uomini, sono state uccise 126 donne, nella maggior parte dei casi vittime di mariti fidanzati o ex. In pratica ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. «La politica e le istituzioni ne fanno un problema di ordine pubblico e di decoro urbano - gridano le Sommosse che protestano anche contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro Carfagna - le politiche securitarie del governo ci vogliono dentro casa ma la casa è il luogo più pericolo per le donne».
Non sono le 150 mila dell'anno scorso, forse 10 mila e molte giovani, ma per Emma del Centro antiviolenza Donnalisa di Roma - 70 anni, la maggior parte dei quali passati nel movimento - i numeri non sono importanti. «La rappresentatività di tutte le strutture c'è e, comunque, il percorso che stiamo facendo non è legato solo a questa giornata ma alle tante iniziative che da un anno si stanno sviluppando localmente». La novità di questa manifestazione sta nel «Dire» (Donne in rete contro la violenza) neonata Associazione nazionale dei Centri antiviolenza presenti con il loro striscione, 49 centri attivi in quasi tutte le regione italiane. Da Latina c'è il Centro donna Lilith che denuncia problematiche di tipo economico e di tutela per le donne che trovano il coraggio di denunciare e che vogliono uscire da una condizione di violenza, per la maggior parte dei casi intrafamiliare. «Andiamo avanti con contributi regionali e provinciali ma non sono sufficienti. Ogni mese - dicono - al centro assistiamo 200 donne e nella casa rifugio che gestiamo dal 2003 ospitiamo circa 11 donne e 15 minori vittime di violenza assistita», un'altra forma di abuso di cui si parla poco ma che ben ci descrive Rossella che si avvicina per dire «io, da bambina, ho dovuto assistere alle violenze di mio padre su mia madre. Ne ho ricordo da quando avevo 5 anni. Ora ne ho 50 in più ma quell'esperienza ha condizionato tutta la mia esistenza».
Al Centro antiviolenza Erinna di Viterbo - che va avanti con un finanziamento provinciale - si rivolgono circa 100 donne l'anno «C'è bisogno di una casa rifugio per proteggere le donne che si rivolgono a noi ma non ci hanno approvato il progetto». Passando accanto allo spezzone di donne femministe e lesbiche chiediamo a Monica il perché di questa necessità di aggiungere, sempre, la parola lesbica. «E' una questione che attraversa questo movimento da quando è nato. Bisogna dire che viviamo in un mondo in cui quello che non viene nominato non ha esistenza, è chiaro quindi che chi vive una soggettività differente da quella stabilita dalla norma ha una esigenza non soltanto politica ma esistenziale di nominarsi. Questo è un movimento che dopo tanto tempo ha dato la possibilità alle lesbiche di nominarsi accanto alle femministe e alle donne. Poi se le femministe lesbiche sono donne o non lo sono e per quale motivo si nominano accanto alle donne è una riflessione più complicata e che ci attraversa, è ancora in corso». Anche le «Donne in onda», universitarie mobilitate nelle proteste contro i tagli alla ricerca, hanno deciso di unirsi alla protesta contro la violenza maschile. Perché «la legge 133 e la riforma Gelmini - afferma Ludovica di giurisprudenza - hanno degli effetti collaterali che riguardano principalmente le donne, le ricercatrici precarie sono sempre più donne, le maestre che verranno licenziate sono donne».
Molte anche le donne migranti, concentrate soprattutto dietro lo striscione di Action-A che, con le loro musiche, danze e i tipici copricapo, hanno colorato l'evento terminato a piazza Navona, con un dj-set musicale e l'arrivederci alla prossima assemblea nazionale di Sommosse.

 

 

L’unità

 

Donne in piazza contro la violenza: «indecorose e libere»

 

“Donna prima che figlia, donna prima che moglie, donne prima che madre, donna prima che sia tardi”: recita così uno dei cartelli portati dalle tante ragazze che animano il corteo contro la violenza sulle donne, a Roma. “Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti” è invece il ritornello della canzone più trasmessa dal carro in testa al corteo, una canzone della tradizione siciliana, che narra il dialogo tra Gesù e i due ladroni crocifissi vicino a lui, riadattata per l'occasione.Un centro anti-violenza espone invece uno striscione con la scritta “La violenza sulle donne ha molte facce”, e le facce sono quelle dei ministri Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti, Calderoli; del premier Berlusconi e di papa Ratzinger.È partito da piazza della Repubblica diretto a piazza Navona, il corteo “in rosa” organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche in vista della Giornata Mondiale per l'eliminazione delle violenza sulle donne, indetta per il 25 novembre.Secondo un'indagine Istat dello scorso anno la violenza sulle donne riguarda in Italia quasi 7 milioni di persone. Le donne manifestano anche contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro Carfagna e il decreto sulla scuola del ministro Gelmini. Lo striscione alla testa del corteo recita “Indecorose e libere”. Elettra Deiana, ex deputata del Prc, si dice convinta che i tempi sono maturi per «riportare alla luce il grande tema della violenza sulle donne. Non tutti sanno che ogni 3 giorni una donna viene uccisa e che nella maggior parte dei casi succede all'interno delle famiglie a cura dei partner, dei fidanzati, dei mariti».La Casa Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna ha infatti diffuso, durante la manifestazione, lo studio da cui emergono questi dati; in particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.

22 Nov 2008

La repubblica

Roma il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche

Donne in piazza contro la violenza
"Difendiamo i nostri diritti"

Contestati il progetto Gelmini e il ddl Carfagna sulla prostituzione

ROMA - In piazza "contro la violenza degli uomini". Migliaia di donne, oltre 50 mila secondo le organizzatrici, hanno partecipato oggi a Roma alla manifestazione indetta dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche. Stando ai dati della Casa internazionale delle donne di Roma e di Bologna, ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. In particolare, nel 2007 sono state uccise 126 donne: 44 dai mariti, 11 dai fidanzati o dai conviventi, nove dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, dieci dai figli e 14 da sconosciuti. I dati si aggiungono a quelli di un'indagine Istat dello scorso anno, secondo la quale quasi sette milioni di donne sono state vittime di violenza. La maggior parte (oltre sei milioni) ha subito aggressioni dal partner.
La manifestazione, che precede la Giornata mondiale per l'eliminazione delle violenza sulle donne, il 25 novembre, è stata anche l'occasione per protestare contro il ddl sulla prostituzione a firma del ministro Carfagna ("criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte; invece siamo tutte indecorosamente libere") e contro il progetto di scuola del ministro Gelmini ("autoritario e razzista").
Il corteo è partito intorno alle 15 da piazza della Repubblica e si è diretto verso piazza Navona, attraversando le vie del centro. "Indecorose e libere contro la violenza maschile", era scritto sullo striscione alla testa. E sugli altri: "Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta... e adesso non li vogliamo più", "Nella casa del 'Mulino' si nasconde l'assassino", "Ma non lo puoi usare solo per pisciare?".
Arrivate a piazza Navona, alcune manifestanti hanno parlato ai microfoni prima di improvvisare un concerto. Durante il corteo, a cui si sono aggiunti man mano gruppi di manifestanti, ha anche sfilato un furgone con una piovra gigante con dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle donne. Tra gli striscioni, anche la scritta "La violenza sulle donne ha molte facce" e, sotto, i volti di Berlusconi, del Papa e di alcuni ministri del governo.
"Siamo soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in piazza a Roma attraverso il passaparola. Il nostro è un movimento che si inserisce nella protesta trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla riforma Gelmini, che danneggia soprattutto le donne" ha commentato Monica, dell'assemblea romana di femministe e lesbiche.
Il corteo era diviso in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza. Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, hanno sfilato in coda.

(22 novembre 2008)

corriere della sera

Nel 2007 sono state 126 gli omicidi, commessi in 44 casi dai mariti e 11 da fidanzati

Violenza degli uomini sulle donne:
Ogni 3 giorni c'è una nuova vittima

I dati di uno studio presentato durante la manifestazione nazionale di Roma promossa da femministe e lesbiche

ROMA - Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. È il dato che emerge da uno studio della Casa Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che ha diffuso le statistiche durante la manifestazione nazionale di femministe e lesbiche contro la violenza degli uomini, che ha visto migliaia di donne (ma anche qualche gruppo di uomini) sfilare per le vie della Capitale. In particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.

IL CORTEO - Alla manifestazione romana hanno partecipato migliaia di persone (50 mila secondo i gruppi che l'hanno organizzata), soprattutto donne e di ragazze accorse da tutta Italia, che hanno sfilato per il centro della città dietro uno striscione con la scritta: «Indecorose e libere». Ma molti altri striscioni hanno accompagnato il lungo serpentone, che ha visto tra l'altro il ritorno di vecchi slogan del movimento femminista. Il corteo, organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre, è partito da piazza Esedra per arrivare a piazza Navona attraversando il cuore della Capitale

CARFAGNA E GELMINI NEL MIRINO - Le manifestanti hanno protestato anche contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, e contro il progetto di riforma della scuola del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. In fondo al corteo, composto da femministe, lesbiche, trans e studentesse universitarie, anche gruppi di manifestanti misti di uomini e donne. Tra gli striscioni, le scritte «Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c'erano una volta...e adesso non li vogliamo più», «Nella casa del "Mulino" si nasconde l'assassino» e perfino un sarcastico «Ma non lo puoi usare solo per pisciare?».
22 novembre 2008

 

 

Il messaggero

Corteo contro la violenza sulle donne
Le organizzatrici: siamo più di 50mila

 

ROMA (22 novembre) - "Indecorose e libere contro la violenza maschile". Con questo striscione si è aperta la manifestazione a Roma in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne che si celebrerà il 25 novembre. «Siamo più di 50 mila», hanno detto le organizzatrici che ieri avevano preannunciato di puntare a quota 150mila, come la partecipazione registrata alla manifestazione dell'anno scorso.

La manifestazione, organizzata dalla Rete
nazionale di femministe e lesbiche
, è partita da piazza della Repubblica, attraversando via Cavour, via dei Fori Imperiali e via delle Botteghe Oscure, per poi arrivare a piazza Navona. 

Le manifestanti suddivise in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza, mentre in coda spazio anche per gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno. Nel corteo anche un furgone con una piovra gigante con dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle femministe. Musica durante la manifestazione al ritmo di Malarazza cantata da Ginevra di Marco e di Le streghe son tornate nella versione delle Bambole di Pezza. A piazza Navona musica e le testimonianze di alcune donne.

La protesta. Sono scese in piazza anche per protestare contro il ddl sulla prostituzione promosso dal ministro Carfagna e il progetto di scuola del ministro Gelmini. Nel corteo c'è anche un gruppo di studentesse universitarie, da mesi mobilitate contro i tagli alla ricerca.

Tra gli striscioni: "Cenerentola, Biancaneve, Barbablù c'erano una volta...e adesso non lo vogliamo più", quello appeso al collo di una donna "Sono stata vittima di un padre pedofilo rimasto impunito" e quello con la scritta "La violenza sulle donne ha molte facce" che sotto riportava i volti del Premier, del Papa e di alcuni ministri del Governo.

Da tutta Italia. «Siamo comunque soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in piazza a Roma attraverso il passaparola - ha commentato Monica, della rete nazionale dell'assemblea romana di femministe e lesbiche - il nostro è un movimento che si inserisce nella protesta trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla riforma Gelmini, che danneggia soprattutto le donne». Le organizzatrici hanno ribadito che il «corteo è autorganizzato e apartitico».

Dati sulla violenza contro le donne. La violenza perpetrata dagli uomini contro le donne rimane una delle prima cause di mortalità femminile sotto i 50 anni. Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo secondo uno studio della Casa internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che ha diffuso le statistiche durante la manifestazione. In particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.

Ieri sulle scalinate del Campidoglio performance-lampo una decina di donne di varie associazioni di femministe e lesbiche: vestite con un abito bianco che ricordava quello matrimoniale, con tanto di velo, mostravano false ecchimosi, cerotti e sangue dipinto sul volto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

aprileonline

Le donne per le donne

Marzia Bonacci,   22 novembre 2008, 23:06

  La rete nazionale femministe e lesbiche è scesa in piazza nella capitale per dire basta alla violenza di genere. Un fiume colorato e danzante che ha visto la partecipazione di 50mila donne, senza distinzione di razza ed età perchè il fenomeno è trasversale, ma richiede una risposta politica e una rivoluzione culturale

 

Avanzano ballando. Avanzano cantando. Ciascuna con la sua storia: personale sicuramente, forse anche politica. Ma quest'ultimo aspetto è secondario, superfluo, bandito: in questa piazza di donne per le donne non c'è spazio per le specifiche di partito e per le confraternite politiche. Come non esiste la differenza, anzi le differenze. Ceto, razza, provenienza geografica, qualifica professionale, età: tutto è azzerato, cancellato, sospeso. Quello che conta è il genere ed il genere è quello femminile, sceso tra le strade della capitale per dire basta alla violenza maschile. Per ricordare a padri, fratelli, mariti, compagni che nella maggioranza dei casi sono loro a rendersi protagonisti della violenza psicologica, fisica, sessuale verso le loro figlie, sorelle, mogli, compagne. Non lo straniero in strada, bensì il parente dentro le mura domestiche è il soggetto principale del maltrattamento, dell'abuso, dell'intimidazione. Perché, come recita uno degli striscioni, "Nella casa del Mulino si nasconde l'assassino".

Anche se l'alibi del diverso è a buon servizio della politica, soprattutto di destra, come clava da usare per giustificare le misure repressive e antidemocratiche. Lo stesso alibi del diverso che può, versatilmente, essere utilizzato dall'uomo come scusante per evitare di guardare dentro di sé, nel fondo oscuro di una ferocia che pone problemi culturali, sociali, storici, psicologici. Troppo italici per essere affrontati evidentemente. Troppo nostri per essere presi di petto.

La loro argomentazione, infatti, è che il fenomeno della violenza di genere non può essere affrontato come questione di ordine pubblico. Va bene perseguire con la legge, severamente, chi si macchia dei reati verso le donne, ma soprattutto bisognerebbe riconoscere il carattere politico che essi portano con sè, laddove per politica si intende un nodo fatto di tanti fili: cultura, storia, vissuto, società, pensiero dominante. Infatti quello che chiedono, ne sono coscienti, "è tutto", cioè che "il patriarcato deve essere distrutto". Lo scandiscono a chiare lettere non solo femministe consapevoli ma anche donne comuni, ragazze (tante per altro), studentesse, lavoratrici, lesbiche. Patriarcato è infatti un'espressione che raccoglie in sé questa stanchezza femminile verso una società in cui a dominare è ancora un solo sesso, protagonista nel bene e soprattutto nel male, come dimostrano i dati sulla vessazione e il maltrattamento.

Lo sanno bene le donne, secondo l'organizzazione 50mila, che hanno preso parte al corteo di oggi a Roma contro la violenza di genere che le vede vittime. Ad aprire il coloratissimo e vivace fiume femminile, lo striscione "Indecorose e libere. Contro la violenza maschile". Un appuntamento organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche, autoconvocatesi in vista del 25 novembre, giornata mondiale dedicata alla piaga dell'abuso e del maltrattamento sulle donne. Un fenomeno, ricordano le stesse partecipanti, che non ha colore di pelle né discrimine sociale e culturale: democraticamente trasversale colpisce tutte e a tutte le latitudini, geografiche e simboliche.

"La violenza sulle donne ha mille facce" è infatti la scritta che campeggia su un grande cartellone dove sotto compaiono ministri e politici: da Berlusconi a La Russa passando per Carfagna e Gelmini. Non trascurando, ovviamente, il Papa. Il Vaticano, insieme ai volti della maggioranza di governo, è un bersaglio costante dei cori critici: aborto, fanatismo, negazione dei diritti alle coppie di fatto sono i capi di imputazione che le donne indirizzano verso Oltretevere. E siccome queste donne sono anche lavoratrici, la questione dell'istruzione e dell'attacco alla formazione pubblica è un tema altrettanto sentito, soprattutto quando i provvedimenti presi affossano il diritto allo studio seguendo il crinale scivoloso del razzismo e dell'autoritarismo. Bocciano dunque l'esecutivo, compreso il ddl della ministra alle Pari Opportunità in materia di prostituzione: criminalizza e reprime le vittime, lascia impunito chi le sfrutta.

Il serpentone, articolato in tre spezzoni che raccoglievano femministe, lesbiche, centri antiviolenza, ha lasciato piazza della Repubblica intorno alle 15 per convergere a piazza Navona, dove in serata è stata organizzata una festa. Ma la festa in verità ha contraddistinto tutto il corteo, come spirito e come respiro umano: si cammina giù per via Cavour e i Fori Imperiali senza smettere un attimo di cantare e di ballare, con cani e figli al seguito. I mariti, i fidanzati, i padri, i fratelli li hanno lasciati a casa, tanto che quei pochi che si affacciano in piazza, osando fare capolino fra di loro, sono invitati dalle organizzatrici a mettersi alla fine del corteo. Questo sabato pomeriggio di novembre è il loro: sono le donne protagoniste perché sono le donne ad essere vittime.

In questo procedere a passo di danza alternando il canto, c'è condensato ciò che loro stesse sono, quella forza che anche nelle difficoltà sa dare prova di vitalità. "Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fori li denti" è il ritornello più cantato e più sentito, frutto della rivisitazione di una canzone siciliana, a riprova che sono consapevoli che per porre fine al fenomeno c'è solo la loro ribellione e la loro lotta. Insostituibili nella partita di cui sono protagoniste come vittime. Senza di loro, non c'è rivoluzione culturale che si possa attuare. Senza rivoluzione culturale non c'è fine della violenza, sessuale e psicologica. Loro devono denunciare gli abusi e i maltrattamenti, loro devono imporre che ad essi si dia una risposta. Non securitaria, ma appunto politica.

Perché, numeri alla mano, c'è da rabbrividire. Quasi sette milioni di donne tra i 16 ai 70 anni subiscono violenza fisica o sessuale nel corso della vita (circa il 31,9% della classe considerata). Cinque milioni hanno subito violenza sessuale (23,7%), quasi quattro milioni violenze fisiche (circa 18,8%). Quasi un milione e mezzo ha subito stupro o tentativo di stupro prima dei 16 anni. Il 24,7% ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner e altrettanto da un altro uomo. Quattordici milioni è il totale delle donne che hanno subito violenza o un abuso nel corso della vita. Secondo la Casa internazionale delle Donne di Roma e Bologna in Italia sono state assassinate 126 donne durante il 2007, di queste 44 sono state uccide dai mariti, 11 dai fidanzati o conviventi, 10 dai figli e 14 da sconosciuti. Un dato confermato dall'Istat a cui va aggiunto il crescente fenomeno di stalking, molestie ripetute da parte di ex fidanzati o mariti che coinvolge oltre due milioni di donne e per cui è in corso di discussione in Commissione Giustizia alla Camera un ddl. Secondo l'Istat nel 54% dei casi le donne abusate non denuncia quanto subito. Non è poco per scendere in piazza e manifestare con rabbia.

 

Ansa

CORTEO ROSA A ROMA IN DIFESA DIRITTI, UNA MORTE OGNI TRE GIORNI

ROMA  - Hanno sfilato in migliaia per le strade del centro della capitale "contro la violenza degli uomini". Femministe, lesbiche, studentesse universitarie e altre ragazze hanno ballato e manifestato con striscioni, intonando cori a ritmo di musica per rivendicare i loro diritti. "Siamo più di 50 mila", hanno detto le organizzatrici che ieri avevano preannunciato di puntare a quota 150mila, come la partecipazione registrata alla manifestazione dell'anno scorso. Arrivate a piazza Navona, alcune manifestanti hanno parlato ai microfoni prima di improvvisare un concerto. Durante il corteo, a cui si sono aggiunti man mano gruppi di manifestanti, ha anche sfilato un furgone con una piovra gigante con dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle femministe. Tra gli striscioni, anche la scritta "La violenza sulle donne ha molte facce" e sotto i volti del Premier, del Papa e di alcuni ministri del Governo. "Siamo comunque soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in piazza a Roma attraverso il passaparola. Il nostro è un movimento che si inserisce nella protesta trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla riforma Gelmini, che danneggia soprattutto le donne", ha commentato Monica, della rete nazionale dell'assemblea romana di femministe e lesbiche.

Ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. E' il dato che emerge da uno studio della Casa Internazionale delle Donne di Roma e di Bologna, che ha diffuso le statistiche durante la manifestazione nazionale di oggi a Roma di femministe e lesbiche contro la violenza degli uomini. In particolare, nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti

 

 

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