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Rassegna stampa 25 novembre 08
 
 
Roma, 24 nov. (Apcom) - "Occorre fare di più per dare esecuzione alle leggi esistenti e combattere l'impunità; bisogna combattere atteggiamenti che tendono a perdonare, tollerare, giustificare o ignorare la violenza commessa contro le donne".
E' l'appello del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon in occasione della Giornata Mondiale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne (25 novembre). Ban invita la comunità internazionale ad "aumentare gli stanziamenti finanziari a sostegno delle vittime e delle donne sopravvissute alla violenza".
 
"Ho una ferma determinazione a moltiplicare tali sforzi" assicura
il numero uno dell'Onu, annunciando una "Campagna globale 'UNiTI per porre fine alla violenza contro le donne', che punta a
aumentare il livello di consapevolezza pubblica, nonché la
volontà politica e le risorse a disposizione, oltre che a creare
un ambiente propizio a trarre pieno profitto dagli impegni
politici esistenti".
 
Il quadro è allarmante: "Ovunque nel mondo - spiega Ban - in
paesi ricchi e poveri, le donne sono sottoposte a sevizie,
percosse, stupri, assassini, e sono vittime del traffico di
esseri umani". Il diplomatico sudcoreano precisa di parlare di
"violazioni dei diritti umani che vanno ben oltre il danno
individuale, perché rappresentano una minaccia a sviluppo, pace e sicurezza di intere società".
 
"Dovunque le donne sono a rischio, ma quante tra loro vivono in
società alle prese con conflitti armati fronteggiano pericoli
ancora maggiori" avverte il leader del palazzo di Vetro. "In
presenza di conflitti sempre più complessi - fa notare Ban -
anche il modello di violenza sessuale si è evoluto. Ora le donne
non sono più solamente in pericolo durante il periodo del
conflitto; la possibilità di essere aggredite da eserciti,
milizie, ribelli, criminali, perfino polizia, è la stessa in fasi
di maggiore calma".
 
Il diplomatico sudcoreano cita alcuni esempi "particolarmente
odiosi": "Nella travagliata provincia del Nord Kivu, nella
Repubblica Democratica del Congo, dove la media di stupri
denunciati si attesta intorno ai 350 casi, le vittime sono
talvolta sottoposte a mutilazione genitale" riferisce Ban,
secondo cui "ancora più preoccupante è l'età di molte vittime".
 
"Il 50 percento delle giovani donne in certe aree violente di
Haiti è rimasto vittima di stupri o attacchi a scopo sessuale.
Una su tre, tra le poche tra loro che cercano giustizia, ha meno
di tredici anni - denuncia il segretario generale dell'Onu - In
Liberia, nel corso di un mese particolarmente violento,
all'inizio dell'anno, la maggioranza delle vittime di stupri
denunciati aveva meno di dodici anni, e alcune di loro non
arrivava ancora a cinque anni".
 
La situazione è tanto più preoccupante, se si pensa che "questi
esempi vengono da paesi nei quali esiste una presenza di forze di
pace delle Nazioni Unite". Grazie alla risoluzione del Consiglio
di Sicurezza 1820, adottata lo scorso giugno, l'utilizzo della
violenza sessuale come strumento di tattica bellica è ora
riconosciuto come una questione relativa a pace e sicurezza
internazionali.
 
"In base alla risoluzione, le missioni di pace, in particolare
quelle il cui mandato si estende alla protezione dei civili,
devono ora includere la tutela di donne e bambini da ogni forma
di violenza nei loro rapporti periodici sulle situazioni
conflittuali - ricorda Ban - La risoluzione 1820 dà anche mandato
di attuare la politica di tolleranza zero in materia di
sfruttamento sessuale da parte del personale Onu della missione,
e fa appello ai paesi che forniscono truppe e polizia affinché
siano pienamente responsabili in casi di violenza".
 
"La responsabilità di contribuire a porre fine alla violenza
contro le donne - comunque - incombe su tutti noi, donne e
uomini, soldati e operatori di pace, cittadini e governanti - è
il monito del segretario generale dell'Onu - Gli Stati devono
onorare il proprio impegno a prevenire la violenza, consegnare i
responsabili alla giustizia e risarcire le vittime. E ognuno di
noi - conclude Ban - ha il compito di diffondere questo messaggio
in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle comunità, come
contributo alla lotta per far cessare la violenza contro le
donne".
 
 
    VIOLENZA SU DONNE: POLLASTRINI (PD) A FINI, CAMERA DEDICHI SEDUTA AL TEMA =
 
      Roma, 24 nov. - (Adnkronos) - "Le violenze e i soprusi non
riguardano solo 'mondi' lontani o estranei a noi. I guasti di una
mentalita' maschilista, forme di prepotenza e oppressione, molestie e
violenze contro le donne, stupri e omicidi, si consumano anche in
Europa e in un Paese come il nostro. Spesso sono episodi e tragedie
che avvengono nel silenzio delle case, al riparo di famiglie,
'rispettabili' o nel circuito affettivo delle vittime". Lo scrive, fra
l'altro, in una lettera al Presidente della Camera, Gianfranco Fini,
Barbara Pollastrini, del Gruppo Pd.
 
      "Come Lei sa -prosegue Pollastrini- e' proprio il carattere
altamente drammatico di questa emergenza ad aver spinto le Nazioni
Unite a parlare per la prima volta di una nuova fattispecie di reato
denominato 'femminicidio'. Sulla base di queste considerazioni mi
rivolgo a Lei per chiedere la convocazione di una seduta specifica
della Camera dedicata ai diritti umani delle donne e ai programmi
contro ogni forma di intimidazione e di violenza. Una giornata dei
nostri lavori nel corso della quale sia possibile l'esame di una
Mozione parlamentare presentata dal gruppo del Pd così come
eventualmente da altri gruppi".
 
      "Il tema dei diritti umani delle donne -conclude Pollastrini - e'
'centrale' per il profilo democratico e la convivenza del futuro, per
la stessa crescita economica e sociale del mondo in cui viviamo;.
Riteniamo che si tratterebbe di un atto importante ma insieme dovuto
dal Parlamento nell'anno del sessantesimo della Costituzione italiana
e nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei
diritti umani".
 
Apc-Violenza donne/ Amnesty denuncia legame tra povertà e soprusi
Nuova campagna a favore delle sudafricane colpite da Hiv/Aids
 
Roma, 24 nov. (Apcom) - In occasione della Giornata mondiale per
l'eliminazione della violenza sulle donne, la Sezione Italiana di
Amnesty International lancia una  campagna in favore delle donne
colpite da Hiv/Aids in Sudafrica. "Quello del Sudafrica è un
tragico esempio del legame tra povertà e violenza" spiega Erika
Bernacchi, responsabile del Coordinamento Donne della Sezione
Italiana di Amnesty International. "Se è vero che la violenza
contro le donne colpisce donne di ogni etnia, età e classe
sociale, tuttavia povertà e violenza sono fattori che si
influenzano e si rafforzano a vicenda" aggiunge.
 
In Sudafrica vivono cinque milioni e mezzo di persone colpite da
Hiv/Aids, il più alto numero al mondo. Il 55 percento dei contagi
riguarda le donne. La percentuale di donne tra i poveri e i
disoccupati in Sudafrica è altissima e la povertà svolge una
funzione di barriera all'accesso ai servizi sanitari per le donne
contagiate nelle aree rurali del paese, a causa delle distanze e
dei costi di trasporto.
 
Allo stesso tempo, il Sudafrica presenta elevati livelli di
violenza sessuale e di altre forme di violenza legate al genere.
Le donne al di sotto dei 25 anni sono da tre a quattro volte più
a rischio di essere infettate dal virus dell'Hiv rispetto agli
uomini nella stessa fascia d'età. L'impatto discriminatorio dei
ruoli di genere e degli stereotipi ostacola a sua volta la
capacità delle donne di proteggere se stesse e di prendere le
decisioni migliori per la propria salute.
 
Ad esempio, le donne spesso non sono in grado di insistere
sull'uso del preservativo per proteggersi dal rischio di
trasmissione del virus da un partner maschile, poiché sono
economicamente e socialmente dipendenti da questo partner o
dalla sua famiglia e/o perché rischiano di essere sottoposte a
violenza o abbandonate solo per il fatto di aver suggerito di
usare il preservativo.
 
Questi modelli discriminatori, inoltre, mettono le donne a
rischio di violenze, abbandoni o altri abusi quando fanno il test
per l'Hiv e rivelano il loro stato. "Queste sono le conseguenze
dell'intreccio letale tra violenza, povertà e
discriminazione. Se non si dedicherà maggiore attenzione
all'eguaglianza di genere e non verranno assunte misure concrete
per porre fine alla violenza sulle donne, gli Obiettivi di
sviluppo del millennio non potranno essere mai raggiunti"
commenta Bernacchi.
 
Nelle ultime settimane le attiviste e gli attivisti della Sezione
Italiana di Amnesty International hanno partecipato alla campagna
globale 'Say NO to violence against women', lanciata nel novembre
2007 dal Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem) con
l'obiettivo di raccogliere e consegnare al Segretario generale
dell'Onu, Ban Ki-moon, un milione di firme.
 
Ifad: In aree rurali donne particolarmente soggette a violenze
      Roma, 24 NOV (Velino) - In India, nello stato del
Chhattisgarh, gran parte delle tribu non riconosce il
diritto delle donne ad ereditare e alcune sono anche
contrarie a che le donne lavorino nelle piantagioni di riso,
principale coltivazione, o a che costruiscano case; in questo
modo le donne vengono private della possibilità di
guadagnare e di costruirsi un riparo. Il programma Lewi
sosterrà corsi di alfabetizzazione, anche di tipo legale,
nonché programmi di assistenza legale per le donne. Tra i
suoi strumenti innovativi c'e il Kalajatha (teatro di
strada) che può portare il messaggio in modo efficace e
divertente in centinaia di villaggi. In Malawi, il programma
Lewi si concentrerà sui diritti legali e di proprietà che
discriminano le donne, che, negate delle risorse, spesso si
trovano in situazioni a rischio. Per ridurre la violenza
contro le donne e necessario formarle alla vita
professionale, per quanto riguarda le attività remunerative,
come anche a quella sociale. Funzionari governativi,
organizzazioni internazionali, il settore privato e le
organizzazioni non governative si sono incontrati la scorsa
settimana ad Addis Ababa, per la sesta sessione del Forum per
lo Sviluppo dell'Africa promosso dalla commissione Economica
delle Nazioni Unite per l'Africa (Uneca) e dall'Unione
africana (Au) - Eca-Au African Development Forum. Il focus di
questo anno era rendere le donne più forti e porre fine alla
violenza contro le donne in Africa. "La necessita di
eliminare la violenza contro le donne e alla base di ciò
che facciamo insieme a e per le donne africane attraverso i
programmi che Ifad sostiene" ha detto Maria Hartl,
consigliere tecnico dell'del Fondo per le pari opportunità e
l'equità sociale, che era presente al Forum. (com/der)
241817 NOV 08 NNNN
 
VIOLENCE AGAINST WOMEN: ALGERIA; PHENOMENON ON THE RISE ***
 
   (by Laura De Santi)
    (ANSAmed)- ALGIERS, NOVEMBER 24 - More than 4,500 cases of
violence against women have been registered in Algeria in the
first six months of the year, double compared to 2001.  Numbers
that are far away from reality in a country where due to fear
and shame, most of the victims remain silent. According to data
presented by the judiciary police headquarters, between January
and June of 2008, about 2,700 women suffered physical violence,
1,400 cruelties, and 144 rapes.  Four women were killed: two by
their husband, one by their brother, and one by their father.
''Indiscriminate violence is suffered by women of all ages'',
revealed Commissioner Messaoudene Kheira, of the National Office
for the Fight Against Infantile Delinquency, and Woman's
Protection, underlining that most of the victims do not follow
up after reporting violence. ''There are numerous cases in which
they do not return to hand in the medical certificate requested
to complete the report'', specified an officer, condemning a
society ''that judges and accuses woman, always, even when they
are victims''. Among the cases of violence registered in the
first 6 months of this year: 72% were carried out by
''presumed'' strangers, 15.8% by husbands, 4.21% by boyfriends,
3.21% by brothers, 2.9% by a son, and 0.77% by fathers. As for
age of the victims: 28% are between 26 and 35 years old, 25pct
between 18 and 25, 21% between 36 and 45, 13% between 46 and 55,
and even cases of violence carried out on women over the age of
75 (1.7%) as well as woman between 56 and 65 (5.9%). ''We know
that in Algeria, the victims remain silent, and the phenomenon
of family violence is the most widespread of those in the
statistics'', said the president of the government Commission
for Human Rights, Farouk Ksetini, speaking on the day against
violence against woman in the world, reported Aps. A new law
that allows ''a simple witness, neighbours, doctors, to report
it'', could for Ksentini mark a change in the fight against this
type of violence.  Current legislation allows only for the
victim, in this case  the woman, to present a report. The
problem in Algeria remains the ''Family Code'' which since 1984
regulates family life giving women second class citizenship.
    ''Why instead of thinking about an article for the
constitution, don't we abolish which 'Code of Infamy'?, ask
Algerian feminist associations. The revision of the
constitution, approved on November 12th and centred on the
elimination of a two mandate limit for the president of the
republic, introduced and article to ''support a greater
participation of women''. But the in new government ''despite
reform, there are only three women'' was the title a few days
ago of the front page of independent newspaper 'Le Soir
d'Algerie'. (ANSAmed)
 
VIOLENZA DONNE: KERRY KENNEDY, LAVOREREMO CON OBAMA
 
   (ANSA) - ROMA, 24 NOV - ''Mi congratulo con l'Italia perché
ha preso posizione in maniera molto energica su questa questione
che riguarda i diritti umani''. Lo ha detto Kerry Kennedy,
figlia del senatore Robert e fondatrice della RFK Fondation per
i diritti umani, intervenendo a 'Istantanea', trasmissione
televisiva di La7 in onda domani.
   La Kennedy ha ricordato come negli Usa ''nessuna violazione
dei diritti umani supera quella contro le donne. Negli Stati
Uniti una donna su 5 viene aggredita e sottoposta ad abusi, o
violentata, prima che raggiunga i 21 anni''.
   ''C'e' ancora molto da fare per garantire i diritti delle
donne, sia a livello internazionale che nazionale - ha detto
Kerry Kennedy - per questo non vediamo l'ora di lavorare
alacremente con Barak Obama per questa causa''. (ANSA).
 
 
VIOLENZA DONNE: MILIONI VITTIME, PROBLEMA IN TUTTO IL MONDO
DALL'ONU A AMNESTY INTERNATIONAL, TANTE LE INIZIATIVE PER LOTTA
   (ANSA) - ROMA, 24 NOV - Milioni di vittime in tutto il mondo,
tante, troppe, anche in Italia dove, secondo i dati dell'Istat
sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno
subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della
vita. Cinque milioni di donne hanno subito violenze sessuali
(23,7%), tre milioni 961mila violenze fisiche (18,8%). Capelli
tirati, spinte, schiaffi, calci, pugni e persino morsi: i
partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le
forme di violenza fisica rilevate, che nella quasi totalità dei
casi non vengono denunciate.
   In occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della
violenza sulle donne, in programma domani, sono decine le
iniziative organizzate in tutta Italia, che hanno visto un
prologo con la manifestazione che sabato scorso ha radunato a
Roma 50mila donne riunite dalle associazioni femministe e delle
studentesse universitarie.
   Oggi le donne del Pd hanno organizzato un appuntamento con la
partecipazione del segretario Walter Veltroni: ''Noi - sostiene
la senatrice Vittoria Franco, ministro delle Pari Opportunità
del governo ombra e promotrice del convegno - siamo con le
associazioni femminili e i centri antiviolenza che sostengono e
aiutano le donne con disagio in molte città e diverse realtà
del nostro Paese''. Per sostenerle, il Pd ha proposto una nuova
legge che preveda un ''maggior impegno delle istituzioni e
maggiori stanziamenti dei bilanci per ampliare il numero e la
qualità degli interventi di sostegno, prevenzione e
reinserimento''.
   Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha
presentato a Milano la ''scatola rosa'', Un rilevatore
satellitare istallato nelle auto delle donne che segnala
automaticamente gli incidenti stradali e, su chiamata, lancia in
caso di pericolo un sos alle forze dell'ordine.
   Ma la Giornata mondiale e' stata l'occasione anche per
segnalare le situazioni più compromesse nel mondo, come ha
fatto la Sezione italiana di Amnesty International che ha
lanciato una campagna in favore delle donne colpite da Hiv/Aids
in Sudafrica: su 5,5 milioni di persone malate il 55% dei
contagi riguarda le donne.
   Un monito arriva direttamente dall'Onu: la violenza contro le
donne resta un ''immenso problema ovunque nel mondo” e in
numerose situazioni di conflitto e' una piaga ''endemica'', ha
detto a Ginevra l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i
diritti umani Navy Pillay lanciando un appello contro
l'impunita' dei responsabili delle violenze.
   E l'Ifad, il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo
dell'Onu ricorda che le donne delle comunità povere nelle aree
rurali sono particolarmente soggette alla violenza, violenza che
viene esercitata sotto diverse forme: abusi sessuali e fisici
tra le mura domestiche, stupri, diffusione di Hiv-Aids, pratiche
tradizionali, come la mutilazione genitale, e il traffico di
esseri umani. L'Ifad ha anche ricordato che la data del 25
novembre ricorda quanto avvenuto nel 1960, furono violentate ed
uccise le sorelle Mirabal, paladine della lotta di liberazione
della Repubblica Dominicana dalla dittatura.
   Per quanto riguarda l'Italia, mentre le Acli hanno lanciato
una ''pubblicità' regresso'' contro la violenza, domani Telefono
Rosa distribuirà a Roma 10 mila copie di una guida per la
prevenzione delle violenze. L'associazione ha anche rivolto un
appello alle parlamentari per un'azione comune perché sia
approvata la legge che istituisce il reato di stalking. (ANSA).
 

 

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